THE ETERNAL: Anime defunte nel marmo.

Il volo atterra all’aeroporto di Manchester. E’ il primo pomeriggio.
Paola ed io sbrighiamo le formalità di rito per l’ingresso nel Regno Unito e recuperiamo l’auto a noleggio.
Non abbiamo molto tempo. Entro sera ci aspettano per il check in al Bed & Breakfast di Caernarfon in Galles, sono circa 150 miglia. Ma prima abbiamo un appuntamento, o meglio due.
Come di consueto il passaggio alla guida a sinistra è un po’ traumatico e uscire dal reticolo di strade della Greater Manchester non è esattamente semplice. Ci vuole circa un quarto d’ora prima di imboccare la strada per Macclesfield, una strada che si snoda tra campagne e giardini che scintillano alla luce del sole pomeridianoian curtis
Macclesfield è piccola, conta soltanto 50.000 anime nella profonda provincia inglese, non si fatica ad immaginare quanto possa essere noiosa e priva di stimoli la vita qui per un ventenne adesso, ma ancor più alla fine degli anni ‘70 quando l’Inghilterra del nord era letteralmente una terra desolata. E’ necessario qualche giro a vuoto sulla circonvallazione prima che il navigatore trovi la destinazione: BARTON STREET.
L’identificazione è immediata, l’abbiamo vista nel film “Control” di Anton Corbijn ed è indiscutibilmente lei, questa casetta in mattoni uguale a decine di altre con la sola particolarità di essere ad angolo, all’incrocio di due strade. Semplicissima, proletaria in tutto e per tutto, sebbene probabilmente migliore di quegli appartamenti situati negli osceni “tenement” caratteristici dell’edilizia popolare britannica degli anni 50-60-70.
E’ la casa che fu testimone dell’atto conclusivo dell’esistenza di Ian Curtis, il luogo in cui la mattina del 18 maggio 1980 fu trovato dalla moglie Deborah appeso ad un aggeggio per stendere i panni, dopo un’ultima disperata notte priva di qualsiasi barlume di luce.
Non c’è nessuno. Ne sono un po’ sorpreso.
La scena finale del film si sovrappone all’immagine quieta di questo pomeriggio.
Penso a chi possa vivere dentro quella casa adesso, provo ad immaginare che effetto possa fare. Per quanto l’attuale inquilino possa magari essere totalmente disinteressato alle vicende musicali è impossibile che non sia a conoscenza di ciò che quella casa ha visto e di quanto sia diventata uno dei luoghi di pellegrinaggio per migliaia di fan “devoti”.  ian curtis
Ci dirigiamo di nuovo verso la macchina, il tempo è tiranno. Un ultimo scatto e riprendiamo la strada in direzione del cimitero cittadino.
La luce adesso è color miele, parcheggiamo ed entriamo in questo giardino leggermente in salita, non c’è nessun guardiano in vista, nè una piantina che ci possa aiutare. Faccio ricorso ad alcune indicazioni su un sito di fan dei Joy Division e troviamo con facilità quel che cerchiamo.
E’ solo una mattonella di cemento, identica a tante altre che delimitano le aiuole del camposanto. Ma questa è immediatamente riconoscibile circondata com’è di pegni di affetto, dedizione, amore in forma di fiori, piantine, plettri, pupazzetti ,sassi, piccoli oggetti che hanno significato “qualche cosa” per chi li ha lasciati a vegliare sulla tomba di Ian in un tentativo di sentirsi in qualche modo uniti, di lasciare un pezzetto di se.
“IAN CURTIS 18-5-1980 LOVE WILL TEAR US APART”
Tutto qui. ian curtis
Cosi poco per cosi tanto.
Ci inginocchiamo, osserviamo in silenzio, tocchiamo il marmo. Siamo soli, non c’è nessuno a scalfire questo nostro momento di raccolta emozione.
E torna alla mente un altro cimitero, poco meno di tre anni prima, eravamo insieme anche allora e con noi le nostre bambine che probabilmente si chiedevano come mai si andasse a visitare un cimitero.
Staglieno a Genova e uno dei cimiteri più sontuosi d’Italia, un luogo dove le “Dead Souls”, le anime defunte sono eternate in sculture che riescono quasi magicamente ad insufflare un alito di vita nel marmo.
In un labirinto di centinaia di sepolcri, uno più impressionante dell’altro, cercavamo soltanto i due per cui eravamo venuti: la tomba della famiglia Ribaudo raffigurata sulla copertina del singolo dei Joy Division “Love will tear us apart” e la tomba della famiglia Appiani immortalata su quella del secondo album “Closer” pubblicato ad un mese dalla morte di Ian Curtis.
Non potrebbe esserci contrasto più marcato, quasi stridente, tra l’intensa drammaticità dei sepolcri di Staglieno e la spartana semplicità della lapide di Macclesfield.
Due luoghi così diversi, cosi lontani eppure così uniti dal brivido di affetto e di gratitudine che noi, come chiunque ci ha preceduto e ci ha seguito, abbiamo provato in quella grigia mattina a Genova, in quel dorato pomeriggio a Macclesfield.
Un brivido inevitabile quando sei di fronte all’eterno.

 

Ettore Craca

Ettore Craca

"Nel suono, nella pagina, nel viaggio, nell'amore io sono. In ogni altro luogo e tempo non sono".