Welcome to The Medicine Show – The Dream Syndicate a HMA

HIROSHIMA MON AMOUR, Torino 21/01/2026
Avevamo lasciato i Dream Syndicate nel 2022 quando il tour dedicato a “The Days of Wine and Roses” aveva toccato Torino e sempre Torino ha avuto l’onore di ospitare la prima di ventidue date europee dedicate alla celebrazione di “Medicine Show”, il loro album più famoso e amato, di cui è uscita la versione De Luxe lo scorso anno.
Dopo quella torinese ci sono già state altre tre date in Italia poi la band di Los Angeles sarà in Europa fino a metà febbraio.
Il gruppo guidato da uno Steve Wynn che sembra fregarsene del passare degli anni (come anche gli spettatori presenti, viene da dire) sale sul palco di un gremitissimo Hiroshima Mon Amour e dalle ventidue fino a mezzanotte passata sarà festa per occhi e orecchie.

La prima parte dello show regala più di un’ora di brani selezionati dal repertorio più recente, pescando dagli album usciti dal 2017 in poi.
Tra questi spiccano le rasoiate di “Out Of My Head”, il groove di una sontuosa “Black Light”, la combo micidiale formata da “Put Some Miles On” che abbinata alla lunga, notturna e psichedelica “How Did I Find Myself Here” diventa un flusso ininterrotto che per una ventina di minuti che espolora affascinanti territori noir, quasi lynchiani, con le chitarre che si rincorrono impetuose su una sezione ritmica che non fa prigionieri.
A chiudere il primo set arriva spetta con merito a “Glide”, quasi una sorta di manifesto dei Dream Syndicate 2.0.
Si diceva della sezione ritmica, Mark Walton e Dennis Duck sono i pistoni di un motore perfettamente regolato, potente e preciso dove la chitarra solista di un Jason Victor sempre più bravo e le tastiere dell’ottimo Chris Cacavas aggiungono gli ottani necessari per farlo girare come si deve.
La scelta di Steve Wynn di utilizzare una chitarra semi-acustica da un lato rende l’assalto chitarristico leggermente meno impetuoso, dall’altro conferisce sfumature e colorazioni inedite al suono che ben conosciamo.

Dopo una pausa rinfrescante di una quindicina di minuti si riparte.
Siamo tutti qui per l’esecuzione integrale della vetta del Paisley Underground e “Still Holding on to You“ è accolta con un boato.
Tutti i brani tratti da quel bellissimo album del 1984 vengono eseguiti con grande estro, classe e passione. Le parti di chitarra solista che furono di Karl Precoda sono ora nella mani magiche di Jason Victor e quelle di pianoforte e tastiere suonate in origine da Tommy Zvoncheck in quelle sicure di un Cacavas impeccabile e ispiratissimo.
Con le versioni da manuale “The Medicine Show”, Armed With an Empty Gun” e “Merrittville” si arriva in un attimo a quella “John Coltrane Stereo Blues” che si presta a lunghe digressioni chitarristiche, vortici di feedback velvettiani contrapposti a oasi doorsiane e contiene la citazione di “Morning Dew” in omaggio a Bob Weir scomparso recentemente.
Sono almeno quindici minuti di estasi e godimento assoluti.

Una breve pausa e i cinque ragazzi tornano sul palco per tre gustosi bis aperti da una bella versione di “Tell Me When It’s Over” seguita da “That’s What You Always Say” tratta dal primo album e chiusi dalla trascinante cover di “Let it Rain” firmata Eric Clapton.
Dopo il concerto tutta la band si concede a lungo e con la consueta gentilezza a un pubblico sempre devoto per autografi e foto di rito, la cosa fa pensare più a un ritrovo tra vecchi amici più che un concerto: ci si vede tra qualche tempo per il tour dedicato ad “Out of the Grey”?

