Tutto passa, ma non certe scelte – Eugenio Finardi Live ad Aosta

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di Alberto Neri / Albert Blacks
TEATRO SPLENDOR, AOSTA – 16 gennaio 2026
Ciao, weloveradiorockers! Mi chiamo Alberto, a breve ne faccio cinquantotto sotto il segno dei pesci. Abito ad Aosta, Siberia nostrana. Canto, appoggiandomi allo spoken word, nei Minimo Vitale.
Come chi lo ha redatto, questo resoconto ha un sacco di difetti. Scrivo di pancia e come mangio. Sono agiografico. Ho un certo tasso di retorica nel sangue. Mi dilungo e non posso astenermi dal vissuto personale. Sono il peggiore fotografo della storia e non sto ad applicarmi. I video li chiedo in giro: quelli pubblicati, perché non ho uòtsapp.
Chi vuole sapere giusto del “Concerto di Eugenio Finardi / Tutto ’75-’25 Tour / Venerdì 16-1-2026 / Saison Culturelle / Teatro Splendor Aosta” ha tutta la mia comprensione e deve scrollare fino “alle venti e quarantacinque”.
Pazientate se, di tanto in tanto, torno me stesso.

I pregi non mi spetterebbero ma uno me lo riconosco: sono appassionato.
EugenioFinardi. Tutto attaccato in quanto singola scelta. Adolescenziale e, per giunta, a futura memoria. Quindi, temibile: nessun problema se il sentore resta anche solo immobile, ma sono guai se viene sconfessata.
Agli albori degli anni ‘80 la musica era già una passione consolidata, la radio (guarda caso) come primo comandamento e via di “press play/rec”, sperando che il dj non ciaccolasse troppo.
Da figlio dell’epoca ero esterofilo e concentrato sulle sonorità in voga, l’universo cantautoriale era di fatto secondario e composto da hit ma con un colossale punto a favore: avermi iniziato alla musica dal vivo. D’estate mi presentavo all’ingresso dello stadio “Mario Puchoz” confidando nella benevolenza dei controllori. 20-25 minuti di Pino Daniele, Bennato, Rettore, Branduardi (e alcune band) sono stati sufficienti a farne una ragione di vita.
E poi arrivò “Dal Blu”. Suoni sintetici accompagnati da parole allineate come non mai al mio status di romantico sognatore. La chiave. Composto dopo la nascita di Elettra, affetta dalla sindrome di Down, segnava un cambiamento epocale nel suo approccio. L’utilizzo dell’elettronica gli attirò diverse critiche dai fan della prima ora ma, per quanto mi riguarda, era un’ulteriore medaglia. La tenni appuntata anche se palesemente estemporanea, bastò conoscere (in fretta, e a fondo) i precedenti lavori. Ero conquistato. Crescendo qualche tuo collega mi ha sedotto, affiancandoti in graduatoria, ma si sa bene cosa rappresenti il primo amore. Annotazione che mi preme: posseggo tutta la sua discografia ma spendo un bonus per le raccolte (di norma, le odio). Gli inediti sono puntualmente di valore e il resto del repertorio viene riarrangiato da par suo, maestro assoluto nel campo. Uno dei motivi più considerevoli della mia devozione.
Conto almeno una quindicina di suoi concerti, aneddoti a non finire, appagamento costante, umano e artistico, ma stavolta non sono in formissima e arrivo a teatro con l’ansia. Non ho assimilato come si deve il suo recente lavoro (“Tutto”). L’anagrafica, l’acufene importante di cui soffre (limite 5000 Hz – dopo, il silenzio), la possibilità che sia un ultimo tour e qualche commento preoccupante sui social (in verità non molti, ma c’erano) sono fonte d’inquietudine. Per fortuna incontro Christian, giornalista e grande appassionato di musica: scambiare due parole con lui, scoprendo insospettabili esperienze comuni, è stato di aiuto nel tranquillizzarmi. L’allegato link di youtube è suo (grazie!).
Alle 20.45 la band è schierata. Insieme ad Eugenio volti familiari: Claudio Arfinengo (batteria, percussioni) collabora con lui da tre lustri. Un amico social, egregio anch’esso dietro pelli e piatti, lo conosce bene e me lo ha descritto come splendida persona. Ci credo ciecamente. Maximilian Agostini (tastiere, cori e basso -o meglio, linee di basso – à-la-Manzarek, per farvi un’idea). Lo ricordo giovanissimo nel tour 2017, ne ebbi un’ottima impressione. L’assenza dello strumento a corda è un piccolo lutto (basso tutta la vita!) ma non è un inedito e ipotizzo abbia a che fare con il disturbo dell’udito accennato in premessa, associato alle frequenze che genera. Giovanni “Giuvazza” Maggiore (chitarra, loop, cori). L’anima della festa, il supereroe della Finardi-Gang, incontrastato idolo delle sciùre in platea. Lo considero uno dei migliori chitarristi in circolazione. L’esordio di una nuova fiammante “Steel Guitar” rende speciale questa occasione e caratterizzerà diversi momenti della serata.
Si comincia e, dannazione!, non è un inizio semplice: ci sono suoni da aggiustare, dalla mia postazione è fracasso (la costrizione delle seggiole, un macigno) e ci metto un bell’attimo a capire (!) quale sia il brano in esecuzione (sarà un caso isolato ma intanto… Aiuto!). “Tanto tempo fa”: a mio avviso non è stata una buona idea aprire così. Non è una questione di qualità, semmai di sonorità. Comunque i fonici hanno i controcazzi e già dal secondo pezzo posso rilassarmi. Deliziosa, “La Forza dell’Amore”. Ora canto, con moderazione: il pubblico della Saison è solo in minima parte quello di un concerto rock. Tuttavia sento un paio di imperfezioni e noto un residuo disagio fra i musicisti, c’è ancora qualcosa da sistemare sul palco. Ottimo però il “solo” di Giuvazza, da pelle d’oca.
Segue “Uno di noi (One of us)”, ha il pregio di diffondere quiete, ovunque, a teatro. E “I venti della luna”, dedicata alla figlia Francesca, mostra gli interpreti sempre più distesi, ed io con loro. L’esecuzione live è convincente e mi fa pensare che, stanotte, potrei riprendere in mano “Tutto”.
Al quinto, la carburazione è a puntino! “Le ragazze di Osaka” è cruciale ed è impreziosita dal medley con “Dolce Italia”. Adattamento strumentale s-u-p-e-r! Anche stavolta (post concerto) ho invitato qualcuno a non focalizzarsi sul ritornello, bensì sull’ultima strofa. Di stretta attualità. Se non la conoscete cercatela, basta un click per rivelare quel paragone con “l’America senza gioia, sempre in vendita… e in paranoia” (la chiusura è più sguaiata nella versione studio originale, sono anni che ripudia una certa violenza verbale)
“In verità non ho scritto molte canzoni d’amore (non è la percezione dei tuoi fan, eh), la prima era nel mio terzo album. Ed era più una riflessione, sull’amore (e qui siamo tutti d’accordo)”. “Non è nel cuore” è commozione senza tempo. E non ho altro da dire su questa faccenda.
“Un uomo” è “uno dei miei testi migliori, lo dico con leggerezza perché non mi sembra di averla scritta io”. Si perde in una lunga descrizione, fra dettagli tecnici, Mick Jagger (“Repetition”), telefonate a Berlino, mantelli avvolgenti, naso che cola… alla fine ci ironizza, serenamente. L’esecuzione è impeccabile. Arriva “Patrizia” e lo Splendor si scioglie, cantando in coro “io ti amo per come mi ami tu”.
“Bernoulli” e “La battaglia”, terzo e quarto estratto della serata dall’ultimo disco, hanno il dolce sapore della rivincita. Sono due canzoni eccellenti, la dimensione live si rivela decisiva come spesso mi accade. Le presenta con orgoglio, chiamando in causa il co-autore Giuvazza. Nel mezzo, la dolcissima “Mio cucciolo d’uomo” per Emanuele, il maschietto di casa.
La suite acustica è lo zenith: si parte con “Katia” e prosegue con un trittico che è, allo stesso tempo, storia e pura gioia. “La canzone dell’acqua” “Oggi ho imparato a volare” e, da brividi, “Non diventare grande mai”. Catapultati nei ‘70’s i musicisti mettono in mostra tutta la loro perizia, è assodato che Eugenio si sia sempre circondato di professionisti di alto livello.
“Il prete di Anghiari”, cover di Ivan Graziani (“anima arcaica legata al rock”) è graditissima e riuscita, anche se segna i primi timidi cedimenti vocali, tenuti a bada con mestiere (solo “Musica Ribelle” lo ha messo in seria difficoltà, la prende con filosofia, girovagando on stage con grazia). C’è tempo anche per il 7/4 di “Futuro”, le immancabili “La Radio” e “Extraterrestre”, e per la consueta chiusura (arriva Elettra) con “Amore Diverso/The Lion sleeps tonight”. La canzone del cuore. Lì, non mi riesce mai di trattenere le lacrime, in questo caso più copiose del solito.
Finito il concerto quattro ciance con amici e improvvisati, scatto insieme senza bisogno di troppe parole, birra al pub e poi di corsa a casa sotto la pioggia. Per mettere “Tutto” sul lettore in camera da letto. In loop da tre giorni. Arrivato a destinazione.
Poi, tutto passa: ma non certe scelte.

Link video della serata:
https://www.youtube.com/watch?v=KuINqFZ3PDE&list=RDKuINqFZ3PDE&start_radio=1
Link videoclip di “Futuro”
https://www.youtube.com/watch?v=Fl5du85WscI&list=RDFl5du85WscI&start_radio=1
SETLIST
- Tanto tempo fa
- La forza dell’amore
- Uno di noi (One of us)
- I venti della luna
- Le ragazze di Osaka/Dolce Italia
- Non è nel cuore
- Un uomo
- Patrizia
- Bernoulli
- Mio cucciolo d’uomo
- La battaglia
- Katia/ La canzone dell’acqua/ Oggi ho imparato a volare/Non diventare grande mai
- Il prete di Anghiari (Ivan Graziani)
- Futuro
- La radio
- Musica ribelle
- Extraterrestre
- Amore diverso/The lion sleeps tonight

