Paolo Benvegnù – Una voce, una chitarra, un disco, un live.

L’album. Di Daniele Rosa Cardinal

PAOLO BENVEGNÙ 
“Delle inutili premonizioni vol. 1, venti anni di misconosciuto tascabile vol. 1”

Paolo Benvegnù è stato e sempre sarà un’artista puro e splendente come un diamante di accecante bellezza.
Lui fa musica per necessità, è vitale e gli serve come l’aria potersi esprimere con la sua arte a discapito di facili guadagni, fama e corroborante successo.
Negli anni novanta sullo stivale si abbatte la sua poetica con gli Scisma, la band giusta ma nel momento sbagliato, poco importa, i pochi e me compreso capiscono che oltre ad essere un uomo molto bello Benvegnù ha un DNA artistico di alta ed intensa caratura.
Chiusasi l’esperienza Scisma giustamente ed ovviamente il bel e bravo Benvegnù comincia il suo percorso artistico in solitaria.
Ad oggi si contano sette album e svariati EP colmi di composizioni senza tempo ma con un impatto emotivo ed una grazia fuori dal normale, il nostro collabora con svariati artisti ed in diversi campi artistici, dona “Il mare verticale” alla donna più groove d’Italia che risponde al nome di Marina Rei, filtra artisticamente con Irene Grandi ed addirittura la Tigre Di Cremona ovvero sua immensità Mina Mazzini reinterpreta la bellissima “Io e Te” tratta dal primo album solista “Piccoli fragilissimi film” disco che fosse stato promosso a dovere, capito, e, magari uscito in un altro paese avrebbe venduto tonnellate di copie ed avrebbe spazzato via quaranta anni di musica sanremese, ma questa è un’altra storia  ed è meglio così molto probabilmente.
Ed io oggi a fine giugno con i capelli tagliati cortissimi e spettinati mi ritrovo tra le mani e le sinapsi gioiosamente intasate il nuovo lavoro del signor Benvegnù.
Uscito il 14/2/2021 giorno del suo genetliaco solamente online e poi fortunatamente stampato da Black Candy Records in forma fisica ed al tatto palpabile.
La copertina nera dell’album “Delle inutili premonizioni vol. 1“, questo il titolo del nuovo lavoro è il negativo del precedente album bianco ” Dell’odio dell’innocenza”; registrato durante l’inverno in una sola e fredda giornata con ai controlli sonici Lorenzo Buzzigoli ci troviamo a ripercorrere vent’anni di carriera di Paolo Benvegnù, ovviamente tenetevi forte perchè arriverà il volume 2 e già ai lati delle mie labbra le bavette rigano le mie rughe.
Dodici brani in versione acustica che spogliati ed asciugati dall’elettricità trovano nuovo vigore, vita ed enfasi.
La voce di Benvegnù penetra ancor di più nell’anima scuotendo coscienze, visioni ed umori, sembra di averlo dietro le terga con le mani con le unghie smaltate di nero come sulla copertina dell’album “Hermann” che ci accarezza le spalle delicatamente
in attesa di una confessione che urge sentenza e requiem spirituale.
Il timbro vocale in versione unplugged si fa ancora più caldo e confidenziale, sentiamo addirittura il rumore della saliva, piccoli scalpitii di lingua contro il palato durante la pronuncia delle potenti e suadenti parole che compongono testi di una bellezza ancor di più esaltata dalle ferrose sei corde che accompagnano arrangiamenti scheletrici cesellati al servizio di un suono che avvolge l’anima immersi nell’estasiante esperienza d’ascolto.
La mia prima impressione durante l’ascolto è stata come ritrovarmi di nuovo immerso nell’atmosfera dell’ “American Recordings” dove Johnny Cash guidato da Rick Rubin ragionava per sottrazione, anche Paolo Benvegnù si serve del minimo indispensabile creando un fil rouge attraverso i brani; partendo da “Io ho visto” si entra nell’Eden, con “In dissolvenza” facciamo introspezione e passando attraverso “Andromeda Maria” e “Nelle stelle” si aprono le porte oniriche dell’anima, “Il sentimento delle cose” e “Nello spazio profondo” mi commuovono ancora di più grazie al passare degli anni ed alla loro mantrica essenza, “Cerchi nell’acqua” da sempre accompagna i miei momenti di felicità, “Avanzate ascoltate” è atto di fede, “La schiena” insieme ad “Olovisione in parte terza” formano personalmente quasi un’ipotetica suite psichedelica immaginaria, il disco si chiude con due perle atemporali ed inarrivabili, parliamo di “Sempiterni sguardi e primati” e “Il nemico” brani che con il passare degli anni si arricchiscono di significati e nuove sfumature, amplificando la loro classicità; queste dodici composizioni “svestite ” dovrebbero comporre un’ipotetico canzoniere italiano da tramandare alle generazioni future, melodia, poesia e grazia trovano in Benvegnù un cavaliere indefesso che continua a conquistare i cuori di emozionabili ascoltatori.
Fate e fatevi un regalo con “Delle inutili premonizioni vol. 1”, io ho compiuto un atto d’amore verso me stesso, donandola ad una persona cara darete una parte d’anima, cuore e magnificenza.
Grazie Paolo Benvegnù per l’ispirata ed ennesima opera d’arte che ci hai donato, è bello sapere che riesci a tradurre in musica e parole stati d’animo come pochi altri, spero un giorno di avere il ciuffo bianco come il tuo.

Il concerto a Hiroshima Sound Garden, Torino 03/07/2021. Di Loretta Briscione.

I concerti di Paolo Benvegnù sono sempre un’esperienza che va aldilà della musica (per quanto la musica sia e resti la protagonista principale) e la musica di Benvegnù proviene da un artista unico e assolutamente sottovalutato nell’attuale panorama italiano.
Il punto di svolta però è dato dall’uomo, dalla personalità affascinante e irriverente e divertente di Paolo, ed è proprio questa combinazione di fattori che rende l’assistere ad una sua performance live un’esperienza coinvolgente ed intensa.
L’Hiroshima Mon Amour, nella sua veste estiva dell’Hiroshima Sound Garden, ci ha dato la possibilità di salire ancora una volta su questa giostra di emozioni del tutto contrapposte, perché all’intensità poetica delle parole cantate, si accompagnano l’ironia e l’umorismo surreale con cui questo incredibile musicista è solito agganciare il pubblico e trascinarlo in un vortice di sensazioni che vanno dalla più sincera commozione alle più spontanee risate.

Il clima è piacevole, il pubblico caloroso, sul palco ci sono solo Paolo Benvegnù, la sua voce – sempre più intensa e limpida, nonostante il passare degli anni – e la sua chitarra.
Sappiamo che in questo “Ventinove tour” ripercorrerà le canzoni che più hanno segnato il suo percorso artistico e siamo pronti ad immergerci nella magia, che senza farsi attendere ci avvolge subito con “In dissolvenza”, passa attraverso “Il nemico” e culmina ne “Il sentimento delle cose”
Iniziano a fioccare le presentazioni surreali dei brani successivi: il pubblico ride a cuor leggero e lo segue volentieri anche nei voli pindarici, interagisce dando il via a piccoli preziosi momenti di vero e proprio cafè-chantant.
Ormai siamo tutti rapiti, portati via dalle note e da quella voce così suadente e limpida, scorrono vere e propri perle: “Pietre”, “Nello spazio profondo”, “La schiena”, “Suggestionabili”…
Ma è il tempo tiranno, con il suo stop forzato per raggiunti limiti di orario, a regalarci l’ultima perla della serata: Paolo stacca la chitarra dall’amplificatore, scende dal palco per raggiungere il pubblico e conquistarlo definitivamente con una versione acustica di “È solo un sogno”.
io sarò anche sentimentale, ma mi sono venute le lacrime agli occhi.

Loretta Briscione

Credo fermamente che non ci sia nulla che un bel live o una notte passata a ballare non possano curare, perché il rock e il metal sono la più efficace terapia, per le febbri dell’anima.