2021 Finardi chiama.

I tubi in cemento armato che prendevano la forma di draghi e balene non ci sono più ma a varcare l’ingresso del Parco Salvemini di Rivoli Torinese le memorie di quell’infanzia bellissima e tragica non vogliono proprio saperne di fare sconti. Venivo qui con la mia mamma, che non se ne ricorda più, e con il mio papà, per sempre giovane e per sempre là.

“Mi son sentito come sospeso sul vuoto
Come se tutto non fosse più un gioco
Ma poi ho capito
Che quello che mi aveva spaventato
Era l’essere solo senza guida e senza freni
Ad affrontare tutti i miei problemi
E che la teoria della libertà
Nella pratica è responsabilità”

Parole da una delle tante canzoni di Eugenio Finardi che si sono prese cura di me e della mia vita e che nel concerto di questo 4 luglio (chissà se la sua metà americana lo ha vissuto come una festa) non avranno purtroppo un posto. Sintetizzare mezzo secolo di prolifica carriera in poco più di 120 minuti è francamente impossibile, meglio affidarsi alle scelte del Maestro che d’altra parte deludono “quasi mai”.
Un appuntamento sontuoso questo con il tour Finardi Chiama, la cura del luogo, l’acustica, la visibilità piena meritano un applauso. In un periodo storico ampiamente complicato ha dell’eroico. Bravo Gigi Giancursi, brava Piera Melone e complimenti quindi all’istituto musicale Giorgio Balmas e a tutti i ragazzi impegnati nella rassegna estiva Scene-Rivolimusica.

“Un oceano di silenzio scorre lento
Senza centro né principi
Cosa avrei visto nel mondo
Senza questa luce che illumina i miei pensieri neri?”

Il gioiello di Battiato che nel 2003 apriva Il Silenzio e Lo Spirito dà il via alla sera dei brividi, degli occhi lucidi, dei pugni chiusi, insomma a uno di quei momenti che volenti o nolenti puoi definire con una sola parola: magico. Faccia a faccia con l’uomo che due anni fa era “stufo di fare Finardi poi è arrivato il lockdown”.

“Come una mano mi ha interrotto il sonno
Un allarme che mi ha rotto un sogno
O forse un tuono che da lontano
Viaggia in quest’aria così fina”

Sceglie Mezzaluna per raccontare il nostro anno e mezzo di pandemia e deragliamento sociale. Una di quelle canzoni che, avrebbe detto Guccini, “piacciono all’autore”. Finardi ne è consapevole e la via romantica al Socialismo non si fa più aspettare: arrivano Non è nel Cuore e Patrizia.

“E l’amore
Non è nel cuore
Ma è riconoscersi dall’odore
E non può esistere l’affetto
Senza un minimo di rispetto
E siccome non si può farne senza
Devi avere un po’ di pazienza
Perché l’amore è vivere insieme
L’amore è: si volersi bene
Ma l’amore è fatto di gioia
Ma anche di noia”

“E amo il tuo sapore
Di fragole e di panna
D’estate d’erba appena calpestata
Ti amo perché sei solare
Perché ti so capire
Ti amo per come mi ami tu
Io ti amo per come mi ami tu”

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Ora spiegare a un profano cosa significhino questi due pezzi per il sistema cardiocircolatorio di quelli, e stasera sono tanti, che hanno letteralmente levigato i vinili pubblicati da Eugenio negli anni ’70 non ci si riesce proprio. Avremmo dovuto fotografare gli occhi di un pubblico mai come questa sera vero e proprio quarto musicista sul palco. Eugenio arriva infatti con la formazione a tre chitarre (che poi sono qualcuna in più e passano, anzi carrucolano, tra tutte le sei mani) con la ritmica potente di Daniele Giordano e le dita benedette da Dio di Giuvazza Maggiore. Figlio quarantenne della Mole Antonelliana, da un decennio al fianco del meneghino bianco crinuto, fosse di Seattle suonerebbe nei Jukebox (pardon playlist) dell’intero globo terracqueo.

Sigarette, whisky e ventilatore non fanno più parte degli attrezzi di scena già da un po’, la voce di Eugenio negli anni si è arrocchita e arricchita e sa farsi velluto o carta vetrata a seconda del brano in scaletta. C’è molto di quello che il pubblico si aspetta (Un Uomo, Soweto, Le Ragazze di Osaka, una Dolce Italia accelerata quasi come sull’album, La Radio) e qualche perla che non si sentiva da un po’.

 “Le ragazze di Terceira
come dice la canzone
sono le arance più succose.
Quante ne vorrei assaggiare
ma non si fan toccare
sono acide e gelose”

“O Fado” è uno di quei dischi che a non averlo dovrebbero multarti, con Elisa Ridolfi, Francesco Di Giacomo del Banco e una banda di musici che oggi si fatica perfino a immaginare vai letteralmente a vivere in Portogallo per 57 minuti e 34 secondi. L’altro canto di Finardi è questo, passa attraverso “Anima Blues” e arriva a Il Cantante al Microfono dove si misura con la poesia del sovietico eterodosso Vladimir Vysockij.

Tanti i terreni esplorati da Finardi, un viaggio cominciato addirittura da bambino (A.D. 1961) con il “Palloncino Rosso Fuoco”: “6 canzoncine sui fiori, i colori, gli strumenti, i numeri”. Non c’è niente da fare però, volente o nolente l’inno rimane quello e con quello Finardi fa la prima chiusura di scaletta (ma giuro di avergli visto aprirci i concerti in tempi in cui sembrava volersene in qualche modo liberare).

“È la musica, la musica ribelle
Che ti vibra nelle ossa
Che ti entra nella pelle
Che ti dice di uscire
Che ti urla di cambiare
Di mollare le menate
E di metterti a lottare”

Caro Genio, potrai scappare in Antartide ma questa canzone ti seguirà fin lì e rimbalzerà sui muri di ghiaccio: nota dopo nota, parola per parola. Era la bandiera di una generazione che voleva tutto subito “e tutto subito mi devi dare”.

Arrivano i Bis: Extraterrestre e Amore Diverso. La voglia di un mondo diverso e la scoperta di averlo qui a un passo è nata, lo sanno pure i muri, sulla terrazza romana di Carlo Massarini. Giuvazza ci ricama sopra accordi, armonici e bim bum bam vari, inclusa Luglio, Agosto, Settembre (Nero) degli Area. L’ultima è la dolce ninna nanna per la figlia Elettra, chi volesse scoprirne tutta la storia si ingegni con il web o meglio ancora si procuri una copia di “Spostare l’orizzonte”. Un libro che, un po’ come questo concerto, con la scusa di raccontare stralci della vita di un uomo finisce per parlare di noi tutti.

“E sarà sempre un nuovo gioco
Per tenere acceso il fuoco
Nel lungo tempo da venire
Piccole pietre da trasportare
E da seguire per ritornare”

Musica Ribelle- Live Parco Lambro 1976

Extraterrestre con Giuvazza al Folk Club nel 2018