Il derby della Mole a suon di pub-rock.

Il locale lo conosco bene. Sergio, il gestore, quando mi vede allarga l’espressione in un sorriso e mi abbraccia, dicendomi: “tu e io dobbiamo parlare“, riferendosi a qualche idea che gli balena in mente circa i gruppi che rappresento.
Il Cafè Neruda è un circolo Arci con un suo pubblico consolidato, nato col locale ma composto anche da aficionados che hanno seguito il sig. Belcastro quando, dopo stagioni irripetibili per qualità e quantità dei concerti proposti, ha ceduto Il Magazzino Di Gilgamesh e si è rilanciato coraggiosamente in una dimensione più contenuta e periferica, prima che la zona venisse riqualificata anche grazie a quest’isola di resistenza culturale.
Questa sera è di scena uno dei collaboratori di weloveradiorock.com: Alessandro Zangarini, in arte Sandro Clash, frontman dei Derby Mates.
Così denominati in omaggio alle due fedi calcistiche professate dai membri della band, Sandro e i suoi vantano un curriculum di tutto rispetto, provenendo da gruppi che hanno fatto la storia del rock torinese di area punk & affini, raggiungendo rilevanza nazionale e notorietà anche oltre confine.
Il chitarrista Marco Ciari, per esempio, è stato in passato batterista di formazioni importanti quali i Blind Alley del compianto Gigi Restagno, o con Stefano Giaccone e Lalli nei Franti, o ancora i Fratelli Di Soledad. All’epoca della sua militanza nei gloriosi Party Kidz incontra il bassista Vic Musso, col quale oggi ha dato vita a questi Derby Mates.
È venuto loro naturale chiedere a Sandro, viste le esperienze passate nei Triggers e Radio Brixton (entrambe formazioni dedite al punk rock di stampo british periodo ’77), di cantare i brani che vanno a comporre le scalette dei concerti, pescando a piene mani nel pub rock a cavallo tra gli anni 70 e il decennio successivo.
Proposta abbastanza unica nel panorama attuale, questi (ex) ragazzi ripropongono canzoni di Elvis Costello, Paul Weller (in tutte le sue incarnazioni, dai Jam, agli Style Council, alle prove soliste), Joe Jackson, Ian Dury, Clash, qualche rara citazione per Police e Dr. Feelgood.
Avvicendato il ruolo di batterista (Oscar Bruno ha ceduto il posto ad Alex Sorel, ex Mr. Tokyo, granata come Sandro e Vic, il raggiungimento di una coesione compatta si ottiene grazie alle tastiere di Furio Bisotti (bianconero come Marco e proveniente dai Thee Trouble).
Avevo già visto un paio di volte la band in azione, sapevo cosa aspettarmi, mentre per il nostro cronista e fotografo extraordinaire (appellativo davvero esagerato, NdF – Nota del Fotografo) Roberto Remondino era la prima volta.
Ormai non conto i concerti visti con Roby, tanti e spesso di primaria importanza. Qui siamo subito a casa: lui juventino, io del Toro, perfetti per una serata a tutto Derby. L’espressione sul suo volto dice tutto: ogni tanto si volta, sorridendo, tra uno scatto e l’altro. Apprezza, eccome!
Dall’apertura di Sunday Papers a Heatwave, da I Can’t Stand Up (For Falling Down) a Everyday I Write The Book, da Going Underground a Driven To Tears, da Making Plans For Nigel (una versione praticamente perfetta) a Oliver’s Army e Sex And Drugs And Rock And Roll, è tutto un susseguirsi di brani che gli astanti, quasi tutti oltre la cinquantina ma energici e partecipativi, apprezzano entusiasticamente.
La band è in palla, le versioni sono graffianti e suadenti. In un paio di brani (My Ever Changing Moods, Rock The Casbah) viene invitata sul palco la splendida vocalist Elena Amprimo (Absolute Blonde, The Laters) ad affiancare efficacemente Sandro.
Watching The Detectives rende Costello il più gettonato della serata, elevando ulteriormente il livello qualitativo. Tra l’altro la voce di Sandro è praticamente identica, e la dizione è perfetta!
Si prepara il gran finale: intro di batteria, lungo giusto il tempo di presentare la band, poi il basso, la chitarra, le tastiere, Sandro che soffia nell’armonica e…Train In Vain!
Roba che non si sente spesso, da queste parti.
Neanche il tempo di fiatare e parte subito una rauca, secca, fiera London Calling.
Il gruppo saluta, cerca di scendere dal palco, ma il pubblico non sembra d’accordo e, aizzato da Sergio che da dietro il mixer comincia a invocare i bis, costringe i nostri  a tornare sul palco.

Sandro annuncia una canzone che ha a che fare coi tempi cupi che stiamo attraversando: poteva non essere (What’s So Funny ‘Bout) Peace, Love And Understanding? Brano di Nick Lowe, eseguito inizialmente coi Brinsley Schwarz e poi affidato a Costello & The Attractions dallo stesso autore, produttore di “Armed Forces“, A.D. 1979, successivamente ripreso decine di volte dai più disparati artisti e gruppi. Is She Really Going Out With Him? sembra voler chiudere il cerchio: Joe Jackson torna in scena dopo essersi guadagnato l’apertura. Ma non sarà così: c’è ancora spazio per una spettacolare Suffragette City, ancora una volta con Elena ai cori. Questi ragazzi sono ancora migliorati, hanno ormai acquisito amalgama e sicurezza nei propri mezzi, non facendo rimpiangere professionisti ben più accreditati: potrebbero iniziare a cimentarsi con materiale autografo, credo ne abbiano le capacità e sarebbe una bella sorpresa.
Una splendida serata, uno splendido locale, una splendida band: che volere di più? Ah, sì: ci starebbe bene un sax, ogni tanto.

Ci dirigiamo verso il parcheggio, tira aria da temporale e una lattina rotola verso di me… Guardo meglio e vedo che non è una lattina ma una confezione di Lacca Splendor. Che strano, mai più vista una… Arriviamo alla macchina e Roby nota qualcosa che luccica vicino alla ruota destra. E’ un portachiavi a forma di banana ed è dorato. Sopra sono stampigliati il simbolo del telefono e il numero 555-1. Saliamo in macchina, lui incuriosito tira fuori il cellulare e lo digita. Immediatamente il terreno e gli edifici attorno cominciano a sgretolarsi, ma che…hey, ma che sta succedendo?

 

Massimo Perolini

Massimo Perolini

Appassionato di musica, libri, cinema e Toro. Ex conduttore radiofonico per varie emittenti torinesi e manager di alcune band locali. Il suo motto l'ha preso da David Bowie: "I am the dj, I am what I play".