6 Novembre 2026

Nel ‘Wormhole’ dei La Crus

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Combo Club / Suoneria di Settimo Torinese, 21 marzo 2025
Testo di Stefano Carsen // Fotografie di Roberto Remondino

Cronaca di un viaggio nel tempo, e di un gruppo la cui musica ringiovanisce negli anni.Venerdì 21 marzo scorso, i La Crus hanno celebrato il trentennale del loro album d’esordio con un concerto al Combo Club della Suoneria di Settimo Torinese. La serata ha visto la band eseguire integralmente, nella prima parte dello spettacolo, l’omonimo album “La Crus” del 1995, riproponendo brani che hanno segnato la scena musicale italiana degli anni ’90.​
Ecco, parlando in maniera asciutta e precisa, questo potrebbe ci certo essere un modo completo di dare la notizia, nella sua essenza: c’è stato un concerto, sono stati proposti i brani di un album che ha compiuto i suoi primi trent’anni, e si è concluso un set eccezionale infarcendolo di mirabili pezzi presi dagli altri album del gruppo.
Ma di certo, ad una notizia così scritta, mancherebbe tutto il ‘sapore’ di ciò che è successo venerdì sera, incluse le impressioni, le emozioni e lo scintillio di una ‘famiglia’ – quella dei La Crus – che è riverberato negli occhi, e nelle vene passando attraverso i padiglioni auricolari dei presenti: ‘famiglia allargata’ anche loro, insieme a quegli stupendi artisti che dal palco del Suoneria hanno riportato in vita un album che nel 1995 riuscì a dare una sterzata decisa al panorama musicale della scena alternativa italiana, emancipandola da un mood che pareva essersi incuneato nelle medesime sonorità post punk che, dagli USA, erano approdati al mondo intero. Sul palco, questo si è tradotto in un ensemble di incanto emozionale a cui la voce e l’armonica di Mauro Ermanno Giovanardi, insieme alle chitarre e ai campioni di Cesare Malfatti, hanno dato un corpo vitale ed appassionato: nonostante infatti le primavere dei presenti (noi sotto il palco insieme a loro) non siano così poche, per le due ore circa del concerto ci siamo ritrovati immersi in una nuvola di commozione, gioia e dolce malinconia che hanno dato modo alle nostre cellule di ringiovanire – temporaneamente ma rapidamente – fino all’ultima nota.
Forse perché La Crus è un album che non è affatto invecchiato, che mantiene in sé quella capacità che ha di arrivare dritto al cuore delle persone, così come faceva già quando uscì nel 1995.
Un album che riusciva ad amalgamare brani originali come Nera Signora, Tarab, Natura Morta e Lontano, a intime e mirabili rifacimenti di brani entrati ormai nella tradizione cantautorale italiana come Angela di Luigi Tenco e Il Vino di Piero Ciampi: combo eccezionale che riuscì a creare una distorsione spazio-temporale in quegli anni di fine millennio, all’interno del quale lo stesso tempo si fermava.In quel wormhole di musica, ci siamo acquattati tutti, quasi abbracciando quei noi stessi che eravamo, di fronte ad un gruppo che ha dato conferma di star vivendo l’ennesima nuova vita. Insieme a Mauro e a Cesare, Chiara Castello (tastiere e cori), Gianni Sansone (tromba), Marco Carusino (basso e cori) e Leziero Rescigno (batteria) hanno contribuito a creare quel cunicolo spazio-temporale che ha ringiovanito e deliziato noi con loro.
Oltre all’esecuzione dell’album d’esordio, il concerto ha incluso una selezione dei grandi classici del gruppo e alcuni brani tratti dal loro ultimo lavoro, “Proteggimi Da Ciò Che Voglio”, pubblicato quasi esattamente un anno fa, ma ha visto anche la partecipazione di Luca Morino, amico di lunga data di Giovanardi, e di Giorgieness (al secolo Giorgia D’Eraclea), superba artista e cantautrice lombarda, che Giovanardi aveva già portato nel 2021 al Festival “La mia generazione” da lui diretto.
L’atmosfera intima del Combo Club ha reso l’esperienza particolarmente coinvolgente per tutti noi che vi abbiamo assistito, potendo rivivere quelle emozioni sempre intense prodotte delle sonorità raffinate e innovative da Giovanardi e Malfatti, rese ancora più corpose dallo splendido ‘set’ di artisti che li hanno affiancati.