Jennifer Gentle @ ARCI Bellezza

Tornare a Milano è sempre un colpo a cuore. Dopo aver vissuto lì meno di 4 anni che sembrano il triplo, in compagnia di fidati amici, sembra che il tempo si sia fermato. Il ricordo del tempo passato è evidente forse solo per quel senso di marcato spaesamento, da abitante della provincia dell’impero che aveva dimenticato quanto è difficile spostarsi da una parte all’altra della città, specie se c’è lo sciopero dei mezzi.


L’Arci Bellezza si presenta con una veste retrò in entrata, con riferimenti a lisci e altri balli emiliano/romagnoli da balera dei tempi che furono. Il popolo “indie” presente all’evento spazia e rappresenta un po’ tutte le età, attraversato, in maniera trasversale, solo da quella patina shabby chic che si rispecchia in baffi eccentrici, barbe fintamente non curate, capelli alla Beatles, mocassini retrò e quel profumo di mobile antico o finto/antico ma alla moda.

Intorno alle 21:30 danno inizio alle danze i Kick, band bresciana tra Shoegaze e New Wave. È sempre piacevole ascoltare un bel sound compatto, ben suonato e ricco di riverberi, dall‘eco britannico e ben presentato. Tra il pubblico lo stesso Marco Fasolo apprezza visibilmente, come poi sottolineerà lui stesso in seguito.


Circa un’ora dopo salgono sul palco i 4 Jennifer Gentle, orfani quest’oggi di Carlo Maria Toller, tastierista impegnato come tournista con i sodali Verdena nel tour di “Volevo Magia”. È la quarta volta (le prime due con Luca e Alberto dei Verdena a fare da tournisti) che ho il piacere di ascoltare uno dei gruppi più sottovalutati del panorama musicale italiano. Il mio amico mi fa notare che è praticamente impossibile trovare un gruppo così originale e con un suono così ben strutturato suonare in palcoscenici così piccoli, quasi da band alle prime armi. In effetti l’hype è una brutta bestia e, dopo essere stati la prima band europea sotto contratto con la Sub Pop, aver fatto tour in tutto il mondo, essere osannati da critica italiana (vedasi Scaruffi e Onda Rock in primis) e internazionale, aver musicato pubblicità di profilattici in Cina con la mitica “I do dream you”, uno dei momenti topici della serata, ci si ritrova ciclicamente a dover ricominciare da zero. Non sembra che Fasolo, deus ex machina del progetto, produttore e componente live degli I hate my village tra le altre cose, sembra importarsene più di tanto. Anzi, oggi, in particolare, è veramente in grande spolvero. La sua voce,da folletto strafatto di LSD, ci introduce sin da subito nella psichedelia acida della sua band. Un marchio di fabbrica che lo rende riconoscibile sin dalla prima nota. Tra una battuta e l’altra sui milanesi che devono lavorare anche di sabato e birre offerte al pubblico, snocciola tutti i grandi classici della band con grande entusiasmo. Da “I am you are” a “Jennifer Gentle”, passando per “Valende”, “The Midnight Room” e il seminale “Funny Creatures Lane”, tutti gli album sono pienamente rappresentati.
La band (tranne in questo caso per l’assenza di Toller) ha la formazione attuale da pochi anni e le migliorie di coesione rispetto al tour del 2019 sono notevoli. La piccola ruggine di assestamento riscontrata nel recente passato è stata spazzata via del tutto e lo spettacolo è assicurato. Marco mi confiderà, dopo il concerto, che l’unico obiettivo di questo periodo è quello di divertirsi e divertire, senza pensare ad altro, lasciando sullo sfondo il lavoro per il nuovo album. Suonare per il piacere di suonare. Grazie ragazzi, missione compiuta.

Andrea Castelli

“All I want in life is a little bit of love to take the pain away, getting strong today, a giant step each day” (“Ladies and Gentlemen we’re floating in space” - Spiritualized)