The Smile@Hiroshima Mon Amour, Torino

Emozione.

Qualche anno fa in un paese lontano un giovane ricercatore con la passione per la scienza e per la musica diede vita a una bufala che suonava più o meno così: ascoltare la musica dei Beatles può portare all’orgasmo, parola di università americana. Perché c’è sempre un’università americana pronta a scommetterci su.

Qualche giorno fa era giugno, un giugno più tranquillo forse senza guerre e pandemie, nel quale il problema di riempire le pagine dei giornali rendeva i caporedattori molto indaffarati. Ma era un giugno ben disposto, qualcuno stava già in vacanza, qualcuno tornava a fare tardi rientrando a casa come un cane accovacciato che non annusa, non abbaia e non digrigna i denti.

Un temporale, figlio del solstizio, che, come diceva John Cheever, rumoreggiava quanto “le porte spalancate dal vento e dalle folate di pioggia”, lasciava spazio al brusio dei presenti fintantoché anche questo non si placò. Il sipario iniziò a ondeggiare al ritmo degli accordi di chitarre, sempre più veloci, sempre più forti. Era, di nuovo, l’ora.

Emozione.

Quella di quattro ragazzi sul palco dell’Hiroshima Mon Amour Michele Sarda, voce, Hamilton Santià, chitarra, Francesco Musso, batteria e Mariano Zaffarano, basso. È il segno, sfacciatamente derivativo, degli Smile e delle otto canzoni di “The Name of This Band is Smile”, loro album di debutto. “How the race is done” perché si parte sempre dall’inizio, gli strappi di “Every new mistake” e quella “Broken kid” che suona come tra le più belle dell’anno proprio quando ogni ritornello e ogni strofa prendono il loro posto. “Just so you know”, “Towards me” e “Time to run” chiudono il cerchio nel loro eterno giro, cerchi che perpetuamente ritornano al punto di partenza, cerchi che all’infinito si chiudono in loro stessi. Qualche inedito, “Stuck in the middle”, “Excuses” e “World of one” fino all’encore finale con la reprise di “How the race is done” perché non importa che tu sia più melodico o distorto, più a bassa fedeltà o pulito, che i tuoi riff siano rubacchiati qua e là, stasera conta soltanto il recupero di uno spirito, quello di un jangle pop sparato addosso da un paio di amplificatori sfuocati, il coro alcolico di una platea, gli smorzamenti graduali, le improvvise esplosioni e gli elettrizzanti codici degli Smile con il loro devastante refrain di “Broken Kid”.

The Smile – Hiroshima Mon Amour 21/06/2021

Track list
How the race is done
Every new mistake
Broken kid
Just so you know
Towards me
Time to Run
Stuck in the middle
Excuses
World of one
Try
From here on
Hideout
How the race is done (reprise)

Riccardo Magagna

"Credo in internet, diffido dello smartphone e della nuova destra, sono per la rivalutazione del romanticismo e dei baci appassionati e ho una grande paura dell'information overload"