E ti vengo a cercare

In memoria di Franco Battiato.

Franco ti guarisce.
No, non sono avvezzo a chiamare per nome gli artisti, nemmeno quelli che amo.
Per me non è mai stato un… Lou, David, Lucio, Fabrizio, nè tanto meno uno Zio Bob o Zio Nello.
Ho sempre sentito più naturale chiamarli con il loro cognome o usando entrambi.
Semplicemente non mi viene spontaneo, avverto verso di loro un senso che non è di distacco, tutt’altro, ma in qualche modo di rispetto per il ruolo che hanno nella mia vita.
Non è così con Franco Battiato, oggi mi sono sentito così toccato dalla sua purtroppo attesa e temuta scomparsa da non riuscire ad usare il suo cognome per omaggiarlo.
Quando la notizia è rimbalzata nell’abitacolo dell’auto in tangenziale mi è accaduta un’altra cosa che non rientra nelle mie abitudini quando si tratta della morte di un artista. Ho pianto.
Non mi è accaduto quasi in nessun altro caso, dispiacere si, tristezza certo, ma raramente lacrime, quasi mai. Nemmeno quando la stella nera di Bowie è caduta.
Eppure l’addio di Franco ha tirato fuori questo da me oggi. Perché?
Non posso dire di essere stato un suo devoto esegeta in tutto il suo percorso artistico, solo recentemente, utilizzando come scusa (perché a volte hai bisogno davvero di una scusa) la lettura del volume dedicatogli da Christian Zingales, sono andato o meglio “venuto a cercarlo” avvicinandomi a tutti i pezzi che mi mancavano della sua discografia.
E non erano pochi dato che non conoscevo quasi per nulla la sua fase sperimentale degli anni Settanta e non lo avevo seguito con costanza nell’ultimo ventennio.
Sarà forse questo aver ricomposto il puzzle di recente ad aver causato questa reazione forte questa mattina?
Il puzzle restituiva l’immagine di un uomo capace di donare un senso acuto e pienamente compiuto nell’affiancamento di sacro e profano, di banale e sublime, di furiosa indignazione e di sommessa preghiera, di allegra danza e profonda riflessione filosofica.
Un camminare costantemente per decenni sul filo tra terra e cielo che è senza dubbio carattere segnante e irripetibile della sua persona.
Ma oltre al lutto per la scomparsa del gigante dell’arte e della cultura, del fine pensatore e dell’uomo costantemente alla ricerca di se stesso, queste lacrime hanno anche il sapore amaro di un addio alla figura civile che Franco Battiato ha rappresentato in varie fasi della vita del nostro confuso paese.
La distaccata, ironica indignazione da lui manifestata in tanti singoli momenti dei suoi brani più noti del periodo “pop”,  in altri episodi centrali della sua vicenda artistica, ha preso un colore diverso, assumendo  il tono accorato della denuncia, una denuncia capace di farsi, a tratti, invettiva.
“Povera Patria” ed “Inneres Auge” sono certamente gli esempi più eclatanti di quei momenti in cui a Franco non bastava più lo sfottò o l’acido sberleffo, momenti in cui non riusciva più ad accettare, ad inghiottire in silenzio, la vergognosa deriva di certi costumi e di certo potere che in questo paese ha fatto, e continua in parte a fare, il bello ed il cattivo tempo.
La sua coscienza civile rigettava queste derive meschine e la sua arte ha dato voce sublime a questo disagio, a questo malcontento, a questa rabbia. E tanti di noi si sono ritrovati uniti e forse rappresentati in quelle parole di furiosa indignazione che abbandonavano ogni tono irridente per diventare un momento condiviso di grande afflato civile.
È impossibile non avvertire che con Franco Battiato perdiamo oggi una delle poche figure profondamente etiche di cui il nostro sventurato paese ha disperato bisogno.
E mi sento davvero più solo, sia come appassionato ascoltatore della sua vicenda artistica ma soprattutto come cittadino che vede spegnersi una coscienza ed una intelligenza difficilmente ripetibili.
Credo sia questa la ragione profonda delle inattese lacrime in tangenziale oggi.
Franco ti guarisce, me lo ha detto oggi la mia compagna al telefono mentre guidavo, ed è davvero così.
La sua musica sa essere terapeutica, puoi sempre trovarci il modo di alleviare la fatica e la pena del vivere. È sempre in grado di indurti al sorriso, al riso, alla riflessione, al raccoglimento interiore, alla preghiera, alla commozione.  Anche nei momenti più bui, puoi sempre trovarci, vivo e palpitante ciò che rende questa vita un dono da non sprecare. E il suo lascito è a sua volta un dono incommensurabile.
Franco è salpato verso mondi lontanissimi.
Ma “tornerà ancora” ogni volta che “verremo a cercarlo”.

Un Oceano di Silenzio scorre lento
Senza centro né principio
Cosa avrei visto del mondo
Senza questa luce che illumina
I miei pensieri neri.

(Der Schmerz, der Stillstand des Lebens
Lassen die Zeit zu lang erscheinen)

Quanta pace trova l’anima dentro
Scorre lento il tempo di altre leggi
Di un’altra dimensione
E scendo dentro un Oceano di Silenzio
Sempre in calma.

Ettore Craca

"Nel suono, nella pagina, nel viaggio, nell'amore io sono. In ogni altro luogo e tempo non sono".