Live Reports

L’Edda-pensiero al Circolo della Musica

Una serata diversa al Circolo della Musica dove è sbarcato Edda, voce storica dei Ritmo Tribale e personaggio che ha attraversato molte vite diverse su questa terra. Ma Prima di lui, c’è stato il giusto tempo per apprezzare Mario Altacima, con un elegante pigiama e i Ma.Ca.Bro, tutti in smoking, nati da due costole dei Totò Zingaro.ma ca bro Mario Altacima è lo pseudonimo di Luigi Bonizio, voce storica del punk torinese (C.o.V., Arturo, La Cosa, Nerorgasmo, Via Luminosa, Totò Zingaro) che con questo nuovo gruppo inaugura il proprio progetto solista. I Ma.Ca.Bro sono Stefano Danusso e Cristiano Lo Mele, chitarristi dei Totò Zingaro. Il primo è identificabile con il progetto Cletus, il secondo è lo storico chitarrista dei Perturbazione. In questa occasione hanno presentato materiale vecchio e nuovo dei Totò Zingaro e di Mario Altacima, in un piacevole mix di elementi e momenti musicali diversi tra loro. Con loro anche Alex Baracco, bassista dei Perturbazione.
Ma è per Edda che cerchiamo di scaldarci e lui da vero astronauta dell’alt-rock ci porta nel suo mondo, fatto di racconti di vita veri ed intensi, concentrati nel suo ultimo lavoro, “Fru fru”, quinto album solista. Un disco davvero originale, inatteso ma molto maturo, dove i brani apparentemente slegati trovano compimento in un pensiero unico, vero e lucido.
Basta la sua dichiarazione sul titolo dell’album: I fru fru sono i wafer, l’unico biscotto che mi sento di raccomandare in quanto privo di uova – racconta Edda – ma è anche un termine che indica la leggerezza con la quale mi piacerebbe affrontare la vita. Sarà un caso ma la musica che ascoltavo da bambino veniva detta musica leggera ed evidentemente questa cosa mi è rimasta dentro.”

Edda è uno di quegli artisti più veri del vero a cui non è possibile non volere bene. Solo con la sua scavata Fender a tracolla, la sua giacca da benzinaio, con il suo ineguagliabile carico di verità, crudezza e innocenza. Non c’è molto pubblico, ma quello che c’è è sincero e lo sostiene, tra applausi, risate e tentativi di coretti. Una serata fredda e intima, triste e divertente, esattamente come l’uomo solo sul palco. Non si può non volere bene a Stefano Rampoldi e noi, gliene vogliamo e gliene vorremo sempre.

Paolo Pavan

“Istinto, gioco, passione, lavoro. La fotografia è un po’ tutto questo e qualcosa, alla fine, ti resta sempre.”