A Berlino che giorno è? (2 di 3)

1981

Ho 15 anni, sono seduto al cinema a fianco di mio padre che ha ceduto alle mie insistenze, sono vagamente imbarazzato ad averlo di fianco mentre sullo schermo passano immagini di una violenza e di un degrado sconcertante, penso abbia accettato convinto che la visione possa tenermi lontano dall’ago. La corsa selvaggia dei miei coetanei bruciati dall’eroina dentro l’Europa center che si conclude sul tetto del grattacielo simbolo della Berlino ovest consumista sormontato dalla stella Mercedes mi fa esplodere in testa all’unisono Bowie e Berlino. Non ne usciranno mai più. L’ago invece non vi entrerà mai.

Dann sind wir Helden
Nur diesen Tag

Marzo 1985.

La gita scolastica di quinta superiore ha dell’incredibile: una settimana a Berlino.
Il viaggio in treno prevede uno stop notturno alla frontiera di Probstzella tra Germania Est e Germania Ovest e un controllo minuzioso, passaporti alla mano, da parte della polizia ferroviaria della DDR.
Passiamo l’alba a guardare dai finestrini questa cosa inedita, la campagna nel blocco orientale, mano a mano che ci si avvicina alla Metropoli circondata dal filo spinato. Dopo aver attraversato qualche chilometro di orti urbani che permettono ai berlinesi dell’ovest di vivere nei weekend qualche barlume di natura arriviamo al Bahnhof Zoo. Non è più la stazione dipinta da Christiane F nel suo romanzo autobiografico vista quattro anni prima nella versione cinematografica con quella apparizione sciamanica di David Bowie in giubbotto rosso. Ciononostante fa molto effetto trovarsi qui e una delle cose che faccio, appena possibile, è sincerarmi se il vicolo dietro la stazione sia ancora lo squallido luogo dipinto nel film. Non lo e’ piu’, non a quei livelli.

E’ una settimana pazzesca che apre il mio cuore ragazzo a questa città per sempre, anche complice la possibilità che ci viene data di passare un intera giornata (grigia e fredda come è giusto che sia) al di là del muro. Una giornata che trascorriamo tra Unter den Linden e Alexanderplatz luoghi che naturalmente sono totalmente diversi da quello che diventeranno decenni dopo.
In questi giorni, sono in città i Marillion, per i quali ho una gran cotta, che tra qualche mese pubblicheranno il tormentone Kayleigh il cui videoclip “berlinese” mi resterà attaccato in testa per mesi e mesi.

E’ in citta’ anche Nick Cave con i Bad Seeds che hanno appena terminato di registrare agli Hansa studios “the Firstborn is dead”. Andati via da tempo Bowie e Iggy, ancora da venire U2 e Depeche Mode. Gli Studios li avrei anche visitati , un’era dopo, nel 2012 restando a bocca aperta in quella sala con il soffitto a cassettoni, testimone della storia, non solo della musica.
Ma la mia colonna sonora di questi giorni è in una cassetta che ascolto a ripetizione sul walkman mentre cammino su queste strade cariche di evocazioni sinistre, un disco che con Berlino non ha nulla a che fare se non nella mia testa.
E quando, ancora oggi 34 anni dopo, penso a Berlino e’ New Gold Dream che sento nelle orecchie e quando ascolto New Gold Dream e’ Berlino che vedo.

Shine on, shine the lights on me
In all of my life so that much more I see

9 Novembre 1989

Entro in casa, non faccio a tempo a togliermi il giubbotto, mia madre mi strilla qualcosa ad alta voce, è in cucina ma il suono della televisione è troppo alto per capire cosa ha detto, capisco che è successo qualcosa, continua a chiamarmi con un tono di eccitazione estrema, entro, volgo lo sguardo allo schermo, migliaia di persone per le strade, urlano, ballano, si abbracciano, non smettono di ridere, il commentatore del telegiornale è su di giri, non capisco il luogo in cui si svolge questa celebrazione.
Subito dopo appare lui, il Muro, ma non e’ il moloch intoccabile che abbiamo imparato a conoscere in tutti questi anni, e’ colpito, ferito, bastonato, oltraggiato dalla folla che ci si arrampica sopra, che con tutti i mezzi possibili vi si accanisce contro in un sabba gioioso. Un momento che non si ripeterà mai più.
Berlino dopo 28 anni è di nuovo Una.

We’re one but we’re not the same

We’re gonna carry each other
Love is the temple
Love
The higher love.

Ettore Craca

Ettore Craca

"Nel suono, nella pagina, nel viaggio, nell'amore io sono. In ogni altro luogo e tempo non sono".