L’elettrochoc dei Matia Bazar: “Tango”

“Tangami un po’ col dittongo mio.
Cascami giù che poi ti tiro su”
(“Tango nel Fango” da “Tango” – Matia Bazar)

Il festival di Sanremo è la nostra serata degli Oscar. Senza dubbio. Ed è bellissimo così com’è. Con il suo trash, con il “bello della diretta”, con la casalinga di Voghera che crede che i giovani alternativi italiani ascoltino Le Vibrazioni. Però di tanto in tanto, tra uno strascico della co-conduttrice di turno ricavato dalle tende di casa e un monologo che banalizza un argomento complesso, spunta la musica con la M maiuscola, una performance innovativa, non solo per il pubblico di Rai 1, una canzone che entra nell’immaginario collettivo perché è un ottimo prodotto, un’installazione vivente di arte contemporanea. MATIA BAZAR FOTO 2
È proprio questo il caso del festival di Sanremo del 1983, quando fanno il loro ingresso i Matia Bazar per presentare per la prima volta “Vacanze Romane”. Antonella Ruggiero, cantante virtuosa e musa del gruppo, da cui lo stesso prende il nome, (“matia, “ ovvero “matta” in genovese, era il soprannome scherzoso dell’estrosa Antonella) è vestita di bianco come una diva degli anni ‘30, acconciatura, guanti e meravigliosa spilla compresi. Gli altri componenti del gruppo, per tutta la performance, giocano ad essere i Kraftwerk. Il tutto risulta perfettamente amalgamato in un delicato equilibrio tra ere diverse, tanta classe e una canzone di quelle che non scompaiono più. Connubio esemplare tra brano e performance. Sembrano lontani anni luce i tempi di “Mister Mandarino”, di quando il gruppo era solo uno dei tanti in cima alle classifiche. A partire dall’ingresso nella band di Mauro Sabbione, i Matia Bazar cambiano pelle e nel 1982 ammiccano ad un approccio diverso alla musica con “Berlino, Parigi, Londra”, quasi new wave, con testi in tedesco, computer che suonano e la voce della Ruggiero che assume toni sempre più lirici. Davano inizio, con questo disco, ad una trilogia che rimarrà nella storia della musica italiana, che si conclude con la futuristica sperimentazione di “Aristocratica” nel 1984 ma che si esprime ai suoi vertici, di critica e popolarità, con “Tango” nel 1983, di cui “Vacanze Romane” faceva da esemplare apripista. MATIA BAZAR FOTO 2
Ciò che rende unico questo splendido album è il fatto, da sempre molto raro, di non soccombere ai suoi riferimenti, ma anzi di rimasticarli e rielaborarli in maniera genuina e personale. Non ci sono scimmiottamenti di musica europea ma presa di coscienza di ciò che accade fuori dai nostri confini, preso e trasportato nella verace cultura italiana, filtrato con le esperienze di vita dei protagonisti, sfruttando le peculiarità del gruppo, come la meravigliosa voce di Antonella Ruggiero. Un’operazione da manuale che lo rende uno degli album più iconici della musica italiana di sempre. L’apertura è dedicata alla classe immensa di “Vacanze Romane”. I ritmi diventano più sintetici con “Palestina” che anticipa il punto di non ritorno del disco, quella “Elettrochoc” senza la quale non sarebbero esistiti gruppi come Bluvertigo e Subsonica, avanguardia pura, con l’elettronica a farla da padrone. I toni diventano suadenti e ipnotici con “Intellighenzia” prima di diventare meta-racconto con “Il video sono io” con splendido e surreale videoclip annesso. Si entra nel mondo della fiaba con “Scacco un po’ matto”, prima di ballare un tango “improvvisato e un po’ fumè” (come recita il testo) in “Tango nel fango”. La Ruggiero e compagni ci salutano infine con l’ispirata “I bambini di poi”, degna chiusura di un viaggio speciale. Nozione particolare per i testi colti di Stellita e Golzi che trascinano il sound di “Tango” verso realtà immaginifiche e surreali, ricche di citazioni e adorabili intellettualismi.
Con la fine della trilogia sopra citata, i Matia Bazar, tornano lentamente ai vecchi difetti e qualche anno dopo, con l’addio di Antonella Ruggiero, si abbandonano completamente al freddo appiattimento della mediocrità, perdendo anche, col tempo, la soddisfazione di essere al centro della musica nazional-popolare che conta in termini retribuzionistici di classifiche e vendite. La “matia” Ruggiero, d’altro canto, non dimenticherà mai la lezione dei tempi che furono, limitando le apparizioni, da vera diva, e continuando un percorso incentrato su ricerca e avanguardia tra i jazz club più fumosi della penisola, memore di quando i Matia Bazar furono il perno dell’avanguardia italiana ed europea.

Andrea Castelli

Andrea Castelli

“All I want in life is a little bit of love to take the pain away, getting strong today, a giant step each day” (“Ladies and Gentlemen we’re floating in space” - Spiritualized)