Peter Gabriel: Shock the Monkey

Una serata in mezzo alla settimana, in quello che Massarini chiamava lo spazio fra il “tg della notte e l’alba” che poi erano le 23 circa, che nell’82 era come dire l’una di adesso.
Non ci voleva molto per stupirci con effetti speciali allora, il videoclip era praticamente un neonato.
Bruce ci aveva fatto immaginare un America in bianco e nero con Atlantic city.
Il colore ce lo porta Peter Gabriel che in quell’anno tira fuori il suo disco più “avanti”, il migliore. Il quarto disco senza titolo, o meglio il cui titolo corrisponde al suo nome. Shock the monkey, brano guida dell’album ci porta l’Africa in casa, con i suoi suoni percussivi e le sue voci tribali inseriti in tessuti elettro- sintetici e, nel relativo videoclip, sparandoci in faccia immagini letteralmente “da paura”, tra maschere indigene e banale lavoro d’ufficio. Un pianeta sconosciuto il Gabriel aggressivo di Shock the Monkey anche e soprattutto per i fan dei Genesis. Uno squarcio di futuro che non puo’ lasciare indifferenti. Arriverà anche a Sanremo la scimmia e quasi si romperà la schiena dopo avere volteggiato libera sul bel pubblico dell’Ariston.
Gabriel, non piu’ arcangelo, e’ un alieno dal volto umano che ci racconta da dove veniamo e cosa siamo diventati. Solo un altro dei motivi per cui Mr Fantasy è stato importante.

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Ettore Craca

"Nel suono, nella pagina, nel viaggio, nell'amore io sono. In ogni altro luogo e tempo non sono".