MonfortInJazz – Ovvero, Davide che seppe diventare Golia

Si è portati a pensare che da piccole dimensioni possano solo nascere – per un regola proporzionale che non vale assolutamente in ogni cosa umana – piccole manifestazioni. E d’altra parte, Monforte D’Alba è invero un piccolo Comune della provincia di Cuneo, che ad oggi conta – presso gli uffici anagrafici del paese – non più di 2000 abitanti. Eppure, da circa 50 anni, questo Comune è mèta musicale di artisti internazionali del calibro di Ryan Bingham, Joe Bonamassa, Dee Dee Bridgewater,  Brad Meldhau, I Blind Boys of Alabama, e di altrettanto bravi ma italianissimi artisti quali Paolo Conte, Sergio Camamriere, Ivano Fossati, Morgan e parecchi altri. E se la cornice in cui il Festival si svolge ha di certo  più di una attrattiva verso i performers che vi si esibiscono, allo stesso modo il richiamo della bontà scenica e artistica della manifestazione ha attirato fan e amanti della musica in generale in quantità

Quest’anno, tra le braccia acustiche dell’Auditorium Horszowsky, situato sulla sommità dell’antico borgo medievale – la cui bellezza non è solo visiva (visto l’impatto che ha la collocazione della cavea naturale in cui è collocato,  tra l’antica torre campanaria in alto ,l’oratorio di S.Agostino sulla sinistra ed in basso ,a fare da sfondo al palco ,le mura del castello Scarampi e l’oratorio di Santa Elisabetta) ma anche acustica – si alterneranno artisti del calibro di Matteo Mancuso (classe ’96, ma già virtuosissimo chitarrista jazz di caratura internazionale) al quale toccherà l’arduo compito di aprire il festival Domenica 10 Luglio alle ore 18.30, per passare poi a Vinicio Capossela – a cui di certo non servono parole di presentazione –che nella serata del 22 Luglio ripercorrerà la sua più che trentennale carriera passando dagli standard dei suoi primi album, a partire da quel bellissimo esordio che fu “All’Una e trentacinque circa”; la serata del 24 Luglio a maramaldeggiare sul palco dell’anfiteatro naturale saranno i famosissimi francesi Les Negresses Vertes e il loro rock eclettico dal sapore folk , mentre il 28 apparirà l’attesissimo Benjamin Sainte-Clementine, cantautore, polistrumentista e poeta, inglese di nascita (e francese d’adozione), che vanta già due pregevolissimi album internazionali al suo attivo, e una voce calda ed elegante con il timbro da tenore. 

La chiusura del MonfortInJazz quest’anno spetta a Mario Biondi, altro jazzista che, in quanto a calore della voce e a fama mondiale, non ha di certo nulla da invidiare ai colleghi che lo precedono in questo festival.
John Dryden, poeta e drammaturgo inglese del diciassettesimo secolo, sosteneva che “Il desiderio della grandezza è un peccato divino”. Io credo che in questo caso, il peccato vero sarebbe non andare a Monforte, ad ascoltare artisti e a vedere un festival che –loro sì! – del divino hanno di certo più che la semplice volontà di esserlo. 

(per info su prevendita biglietti, artisti e location, visitate il sito https://www.monfortinjazz.it/ )