
3 settembre 2026 h. 21.30
Blah Blah Torino
A settembre 1986 esce negli Stati Uniti il terzo film del regista Jim Jarmusch: “Down by law” (espressione gergale dei penitenziari americani ad indicare la stretta amicizia tra compagni di cella, che nella sua versione italiana diventerà “Daunbailò”). Si tratta di un film destinato a restare nella storia come simbolo del cinema d’autore indipendente degli anni ’80, capace con mezzi e risorse limitate di competere con le produzioni a grandi budget e di diventare fonte di ispirazione per una nuova generazione di registi, rivoluzionando e reinterpretando regole e stereotipi, anche grazie all’uso estremamente curato dell’estetica fotografica (la pellicola è interamente girata in un bianco e nero di grande eleganza e suggestione).
La leggenda narra che il film non sarebbe stato ciò che è diventato senza l’incontro tra Jim Jarmusch e Tom Waits in un ristorante di New York pochi anni prima. Nel corso di una serata di musica underground newyorchese, il sassofonista John Lurie (leader dei Lounge Lizards), complice l’artista Jean Michel Basquiat, presenta Waits a Jarmusch: tra i due scocca una immediata complicità artistica che tiene banco per tutta la notte ed è da questa conversazione che Jarmusch decide di costruire uno dei personaggio del suo nuovo film sul carattere di Waits: “Amo Tom perché è se stesso e usa il linguaggio come nessun altro. E’ un uomo senza sovrastrutture, forte e diretto“.
D’altra parte, il soggetto al quale Jarmusch sta lavorando è una storia che somiglia molto all’immaginario dei testi delle canzoni di Waits: una fiaba eccentrica per emarginati che ha come protagonisti tre carcerati falliti e malinconici, dall’animo genuinamente beat. Proprio per questo, al servizio di questa storia, accanto a Tom Waits vengono scelti John Lurie e Roberto Benigni, rendendo anche il cast di Daunbailò un esperimento surreale di improvvisazione e comicità perfettamente riuscito.
La colonna sonora strumentale del film viene affidata a John Lurie che compone musiche tra il jazz d’avanguardia, il blues minimale e il folk di strada, ma è con i due pezzi di Tom Waits, estratti da “Rain dogs” del 1985 che il film acquista una personalità spiccata: l’apertura con “Jockey full of Bourbon” racconta una New Orleans degradata e decadente, in cui si sovrappongono scene di violenza sguaiata e carnevalesca, tra riti woodoo e violente ubriacature.
La chiusura del film è invece affidata a “Tango Till They’re Sore” con il suo tono ruvido e poetico insieme, trasposizione in musica dei tre personaggi romantici, vagabondi e solitari, rassegnati e ironicamente disillusi.
A quarant’anni dalla sua uscita, è il momento di omaggiare un film che ha rappresentato tanto dal punto di vista cinematografico, musicale e dell’universo simbolico che ha contagiato non solo i successivi anni ’90 ma l’intero mondo indie e underground.
Ed è ciò che faranno Paolo Agrati e la Chinese Cuban Jazz Extravaganza il 3 settembre alle 21.30 al Blah Blah di Torino.
Link all’evento / Blah Blah Via Po, Torino


