Little Pieces of Marmelade – fuoco alle polveri @Hiroshima Sound Garden

La musica psichedelica, che fa da sottofondo all’atmosfera in festosa attesa di un Hiroshima Sound Garden da sold out, introduce l’ingresso di Frankie e DD sul palco. L’onnipresente utero troneggia in primo piano sul telo predisposto dietro agli strumenti. Sembrano entrare quasi in punta di piedi i Little Pieces of Marmelade. Le prime note della chitarra elettrica di Frankie si adattano al suono. Quasi come una normale prosecuzione arriva subito la prima cover di serata: DD sembra in forma alla batteria e intona “Golden Slumbers” dei Beatles come un novello Mc Cartney. Un’ introduzione al concerto vero e proprio, come se i loro alter-ego sixties avessero fatto da sparring partner. La vera apertura del concerto avviene poco dopo. Come presentarsi meglio di “LPOM”. Cascata di feedback, noise, math rock condito da riff orecchiabili e ritornelli appiccicosi. Perfetta per rappresentare le sonorità del duo, non per niente LPOM non è altro che la sigla di Little Pieces of Marmelade. Si prosegue con i ritmi più riflessivi di “Akrane”, una chiave di lettura sul quale il loro percorso ad X Factor si era concentrato comprensibilmente meno. È difficile racchiudere in un minuto e mezzo un suono che ha bisogno di quattro minuti abbondanti per raccontare la sua storia: “Look you don’t even stand on your feet. There is a rock ‘n’ roll to clean your blood”.
La bomba ad orologeria di “Digital Cramps” fa esplodere la chitarra di Frankie. Questo sì che colpisce anche in un minuto e mezzo, anche compresso nei suoni ovattati della tv. Un colpo dritto che contorce le budella persino dei palazzi di Via Bossoli circostanti. Se non aveste un’anima questo pezzo ve la donerebbe per poi strapparvela con forza. Tra le urla di DD le sedie traballano e i cuori ringraziano. Il resto della serata prosegue piacevole tra cover forsennate, inediti e già editi e simpatici siparietti di Frankie con il pubblico. La vera sorpresa della serata, oltre le conferme piacevoli sul valore musicale e di performer del duo, è la vena psichedelica. Presente sin dall’apertura si inebria in quasi ogni pezzo e arricchisce alcuni fisiologici momenti di pausa all’interno di una setlist molto tirata.
Emerge come sostanza informe, pronta ad inghiottire tutto. Prospettiva interessante per arricchire e diversificare ancor di più il sound del gruppo. Un po’ come successe, con le dovute proporzioni, con i Verdena in “Requiem”. Un amore che da lì in poi sbocciò fino a diventare quasi il core business del trio bergamasco. C’è ancora tempo per i bis e per l’ormai celeberrima cover di “Gimme all your love” degli Alabama Shakes. Stop and go. Piuma e martello. In pieno stile math rock, un vero e proprio topos oramai per i due marchigiani. Il pubblico entusiasta reclama un tris che non arriverà. Quella che è arrivata è un’ora di piacevole musica live con prospettive future di ampio respiro. Una realtà che non sfigurerebbe accanto a prestigiose band internazionali. Da tenere sotto stretta osservazione, in attesa del loro primo vero album. Sì Manuel, puoi essere orgoglioso di loro.

Andrea Castelli

“All I want in life is a little bit of love to take the pain away, getting strong today, a giant step each day” (“Ladies and Gentlemen we’re floating in space” - Spiritualized)