Fiori rossi per Milva

Fiori rossi per Milva, una dei pochi artisti capaci di portare l’Italia e, spesso, l’italiano nei teatri di mezzo mondo. Il lutto è enorme, anche se qui ce ne accorgiamo poco, avvitati come siamo nel mal di pancia del quotidiano.
La pantera di Goro avrebbe compiuto 82 anni il 17 luglio, da tempo aveva pochissima consapevolezza del presente ma non aveva rinunciato anche in tempi recentissimi a prendere posizione nel dibattito pubblico. L’anno scorso partecipando addirittura a uno di quei video musicali di gruppo che ci hanno tenuto compagnia durante il lockdown.Milva giovane
Dal 1958, anno del primo EP, al 2013, quando scese dall’ultimo palco, ha fatto tante e tali cose che nessuno, proprio nessuno, è in grado di ricordarle tutte. Una vita di “prese di posizione”, artistiche certo ma anche (e spesso) politiche e sociali. Una vita di scandali, di amori finiti tragicamente, di virate artistiche coraggiose e qualche volta contradditorie, di appartenenza politica (dal PSI di Nenni al PCI di Berlinguer).
Un inusuale swing, Il mare nel cassetto, la portò già nel 1961 da Sanremo al cuore degli adolescenti, poi arrivarono la chanson française, Strehler e il grande teatro, le canzoni della Resistenza, il tango di Piazzolla, la poesia di Alda Merini, la comunione artistica e spirituale assoluta con Franco Battiato.MILVA E STREHLER
Lei è l’interprete di Alexander Platz, un’identificazione talmente forte che la porterà fin sotto la Porta di Brandeburgo nei giorni della riunificazione tedesca. In una Germania nella quale Milva ha colto forse i più grandi riconoscimenti della carriera, recitando e cantando meglio di chiunque altro le opere di Bertolt Brecht. Il teatro canzone è stata forse la forma d’arte nella quale si è maggiormente riconosciuta e per la quale tornò un’ultima volta in scena, con La variante di Lüneburg, dopo il primo ritiro del 2011.
Per lei hanno scritto in tanti, Paolo Conte, Giorgio Faletti, Enzo Jannacci, la premiata ditta Facchinetti-Negrini sono giusto i primi nomi che vengono in mente a tutti, ma a consacrarla è stato un pezzo portoghese, sconosciuto all’estero, e tradotto da Vito Pallavicini. La Filanda, dopo 50 anni, rimane il disco più venduto, croce e delizia dalla quale tante volte ha disperatamente cercato di emanciparsi.Milva grande
Questo suo lasciarci alla vigilia del 25 Aprile ha un che di stregonesco, quasi a ribadire il suo essere sempre e per sempre “Milva la rossa”. Qualcuno domani si prenderà la briga di analizzarne la carriera in lungo e in largo, qualcuno di sviscerarne la discografia (in nove lingue!!!), qualcun altro (purtroppo) l’infinito materiale delle riviste gossip. Noi che l’abbiamo amata, ascoltata, applaudita vorremmo non calasse il velo dell’oblio e ci fosse sempre un giradischi in penombra a cantarci ancora “su vieni qui Milord, accanto a me Milord, se hai freddo il cuor vedrai io ti riscalderò”.