John Lennon: 50 anni da “Plastic Ono Band”

4 rintocchi di campane. Un enorme albero sul quale sdraiarsi, appoggiato a Yoko. Guardare l’orizzonte. Scrutare il futuro. Colori rarefatti. Ricerca di serenità. Urla. Sgraziate, urticanti, vomitate urla. L’urlo primordiale. “The Primal Scream”. Lo psichiatra Arthur Janov. Liberarsi del passato, della sua gloria e della sua sporcizia, dei suoi strascichi dolorosi. La mamma. L’eterno lutto. “Mama don’t go. Daddy come home”. La classe operaia. Curtis Mayfeld. L’isolamento. Il pianoforte. La chitarra elettrica. La chitarra acustica. “Old Hare Krishna got nothing on you”. “Non c’è nessun guru che possa vedere attraverso i tuoi occhi”. Il disincanto. L’anätman. Il non attaccamento. L’amore che ha bisogno di essere amato. Dio. “Un concetto tramite il quale misuriamo il nostro dolore”. Non credere. Non credere più a niente. Sia esso Gesù, la Bibbia, Hitler, Buddha, Elvis, Dylan, i Beatles. I Beatles. Dimenticare. Perdere. Abbandonare il concetto di Beatles. Il sogno finito. Yoko. Credere solo a lei. Vivere solo in lei. Unico specchio della realtà. Unica ancora di esistenza. Scrivere Plastic Ono Band. Leggere John. Profondamente, intimamente John. Tradurre in verità. Cruda, essenziale verità. Attraversare, trapassare il cuore. Per sempre.

Andrea Castelli

Andrea Castelli

“All I want in life is a little bit of love to take the pain away, getting strong today, a giant step each day” (“Ladies and Gentlemen we’re floating in space” - Spiritualized)