Greci dietro le tastiere: Vangelis e Basil Poledouris

Oggi parliamo di due personaggi che hanno acquisito una notevole popolarità nel settore delle colonne sonore, e della musica in generale: Vangelis e Basil Poledouris, entrambi con origini legate alla Grecia.
Iniziamo da Vangelis, al secolo Evangelos Odysseas Papathanassiou. Nato a Agria nel 1943 e cresciuto ad Atene, fin da piccolo dimostra un interesse per la musica, passando lunghe ore suonando il piano di casa e facendo esperimenti con i suoni di attrezzi da cucina e delle interferenze radio. A sei anni i genitori lo iscrivono ad una scuola di musica, ma senza grandi risultati, in quanto il giovane Vangelis preferisce sperimentare da solo, ed interamente a memoria. A dodici anni inizia ad ascoltare musica Jazz in modo quasi ossessivo, e a quindici forma la prima band con i compagni di scuola, suonando solo musica improvvisata.
Nel 1963 fonda, sempre con alcuni compagni di scuola, The Forminx, una band che suona musica composta da Vangelis stesso, ed alcune cover; la band pubblica nove 45 giri e un EP tutti prodotti da Nico Mastorakis, per poi sciogliersi nel 1966.
L’anno successivo Vangelis inizia la sua lunga avventura nel cinema: scrive le colonne sonore di tre film realizzati da registi Greci: “O adelfos mou… o trohonomos” (Mio fratello il vigile) diretto da Filippos Fylaktos; “5000 Psemmata” (5000 Bugie) diretto da Giorgious Kostantinou, e “To Prosopo tis Medousas” (La faccia di Medusa) diretto da Nikos Koundouros.
Nel 1968, un anno dopo il colpo di stato in cui in Grecia venne instaurato il regime dei colonnelli, Vangelis si trasferisce a Parigi, dopo che la richiesta di visto di entrata in Inghilterra gli venne negata. È anche l’anno di un importante evento: proprio a Parigi, con altri tre musicisti esuli come lui, con i quali aveva gia’ collaborato in Grecia: Demis Roussos, Loukas Sideras e Anargyros Koulouris, fonda gli Aphrodite’s Child.
Il debutto del gruppo avviene con la bellissima Rain and Tears, che raggiunge in breve tempo grande popolarità in tutta Europa.Dello stesso anno End of the World, e l’anno successivo It’s Five O’Clock, altri due grandi successi. Nel 1971, durante la registrazione dell’LP 666, le crescenti tensioni tra i componenti portarono allo scioglimento prematuro del gruppo. Negli anni successivi Vangelis produsse diversi album e singoli per Demis Roussos, con il quale rimase in ottimi rapporti.

Nello stesso periodo contribuisce anche a un numero di lavori cinematografici e per la televisione. Da segnalare tra gli altri tre film del regista critico Francese Henry Chapier: “Salut Jerusalem” (Amore) con l’affascinante Sonia Petrovna, e “Sex Power”, quest’ultimo chiaramente ispirato da Zabriskie Point dello stesso anno. In queste colonne sonore cominciano ad emergere le sonorità tipiche, che caratterizzeranno tutti i futuri lavori di Vangelis in campo cinematografico.
Nel 1972 realizza un album intitolato Fais que ton rêve soit plus long que la nuit (fai che i tuoi sogni durino più a lungo della notte) che è un omaggio alle rivolte studentesche di Parigi del 1968; il 1973 vede l’uscita di uno dei suoi album più importanti: L’apocalypse Des Animaux, che servì da colonna sonora per una serie di documentari di Frederic Rossif, di cui fa parte la struggente Le Petit Fille De La Mer.
Nello stesso anno, il 1973, Vangelis realizza un altro importante album intitolato Earth, per il quale si avvale della collaborazione dell’ex Aphrodite’s Child Anargyros Koulouris, del cantante Tunisino Robert Fitoussi (oggi conosciuto come F.R. David) e di altri musicisti. Il gruppo scelse il nome di Odissey sia per il singolo Who sia per i concerti dal vivo, tra i quali da segnalare quello del Febbraio 1974 all’Olympia di Parigi.
Nel 1974 il cantante del gruppo Inglese Yes lo invita a unirsi al gruppo, in sostituzione del tastierista Rick Wakeman che aveva scelto di continuare la carriera come solista, ma problemi con il visto e il sindacato Inglese dei musicisti lo inducono a rifiutare. Patrick Moraz fu poi ingaggiato dagli Yes al posto di Wakeman.
Ma il trasferimento a Londra è solo rimandato di qualche mese: nel tardo 1974 lascia Parigi e si stabilisce in un appartamento a Marble Arch, dove allestisce un laboratorio musicale e sala di registrazione. L’anno successivo arriva un contratto con la RCA, con la quale stabilisce un fruttuoso rapporto di collaborazione che sfocia in un numero di album, tra i quali Heaven and Hell, a cui collabora anche Jon Anderson e il Coro di Musica da Camera di Londra, e che comprende il brano Movement 3, che venne utilizzato per i titoli di apertura da Carl Segan per la sua serie TV “Cosmos: A Personal Voyage”. L’album fu oggetto di una memorabile performance al Royal Albert Hall nel 1976.
Seguirono Albedo 0.39 (1976), di cui fanno parte le famose Pulstar e Alpha; Spiral (1977); Beauburg (1978) e China (1979). Con questi album le armonie di Vangelis raggiungono livelli davvero notevoli, e l’utilizzo di cori e orchestre regalano ai brani una dimensione di ampio respiro.
Durante la realizzazione di questi album, Vangelis trova anche il tempo di collaborare ad alcune colonne sonore, tra le quali una nuova serie di documentari sulla natura di Rossif, intitolata “La Fete Sauvage” (1976) e tre anni dopo “Opera Sauvage”, ancora una volta a supporto di un documentario, uno dei suoi album piu’ importanti, che comprende il brano Hymn (che ci ricorda una famosa serie di pubblicità di una marca Italiana di pasta).
Anche del 1979 l’album “Odes”, in cui Vangelis si dedica alle canzoni folk della sua natia Grecia, e si avvale della collaborazione canora di un’icona del cinema Greco: Irene Papas (Zorba il Greco). L’album riscuote un grande successo in Grecia, e sei anno dopo la coppia ne realizza un secondo intitolato Rapsodies.
A fine 1979 Vangelis torna a collaborare con l’amico Jon Anderson, ed insieme formano il duo Jon and Vangelis; la collaborazione dura diversi anni, e genera album quali Short Stories, The Friend of Mr. Cairo e Page of Life.
La grande svolta arriva nel 1980, quando Vangelis accetta di realizzare la colonna sonora di “Chariots of Fire” (Momenti di Gloria), di Hugh Hudson, e che racconta la storia di due atleti che partecipano alle olimpiadi di Parigi del 1924, e le traversie dovute ai pregiudizi razziali dell’epoca, e ai loro bagagli religiosi, culturali ed etici. I due atleti, Eric Liddell e Harold Abrahams sono personaggi realmente esistiti. La colonna sonora di “Chariots of Fire” resta uno dei capolavori di Vangelis, che riesce ad accompagnare determinate scene del film con brani trionfali, struggenti o incalzanti, con le armonie che lo contraddistinguono sempre di più. Il brano più famoso dell’album, che porta lo stesso titolo del film e che accompagna la famosa scena in cui gli atleti corrono su una spiaggia, è stato ripreso innumerevoli volte per innumerevoli occasioni, ed è stato eseguito da artisti del calibro della London Philarmonic Orchestra, Richard Clayderman, John Williams, e The Bad Plus. Vangelis vinse anche un Oscar per la miglior colonna sonora, che però non vide la sua presenza a causa della paura di volare. Ad oggi possiamo dire che “Chariots of FIre” è uno dei casi in cui la colonna sonora ha raggiunto una popolarità superiore rispetto al film per il quale è stata realizzata (senza nulla togliere al film stesso, che è una ottima pellicola).
Passa un solo anno, e Vangelis si cimenta con le musiche di un altro film, destinato a restare nel firmamento del cinema di tutti i tempi: “Blade Runner”, di Ridley Scott, liberamente tratto da un racconto di Philip K. Dick intitolato “Do Androids Dream of Electric Sheep?”. Le atmosfere di Blade Runner sono cupe, molto inquietanti, e Vangelis riesce a sottolinearne tali caratteristiche senza rinunciare all’uso dei sintetizzatori, che caratterizzano la maggior parte dei suoi lavori precedenti. L’album comprende alcuni pezzi indimenticabili, che per apprezzarne interamente il valore vanno ascoltati nel contesto delle scene in cui sono inseriti, come i titoli iniziali, il Love Theme (utilizzato per svariate sigle TV e pubblicità) e Tears In The Rain, che accompagna la scena più famosa del film. Purtroppo un disaccordo tra Vangelis e la produzione del film causarono un blocco del lancio dell’album, e si dovettero attendere 13 anni, quando nel 1994 Vangelis autorizzò la pubblicazione, sebbene orfana di alcuni brani.
Nello stesso anno Vangelis realizza anche la Colonna Sonora per il film di Costa GavrasMissing”, con Jack Lemmon e Sissy Spacek, e nei 4 anni a seguire cura le musiche di un documentario realizzato da Nankyoku Monogatari intitolato “Antarctica” (1983), e del film “The Bounty” (1984) con Mel Gibson e per la regia di Roger Donaldson. Sempre nel 1984 declina un’offerta per realizzare la colonna sonora di “2010: The Year We Make Contact” (sequel di “2001 Space Odissey”).
Nello stesso periodo Vangelis si dedica anche ad alcuni progetti non correlati al cinema, comprendenti diverse collaborazioni teatrali, tra le quali l’opera Elektra con Irene Papas, ed una collaborazione quinquennale con la cantante Milva, con la quale raggiunge un notevole successo in Germania con l’album Geheimnisse (Segreti). Realizza anche tre album solisti: Soil Festivities (1984), Invisible Connections (1985) e Mask (1986).
Nel 1992 arriva un’altra importante colonna sonora, ancora per un film di Ridley Scott: “1492: Conquest of Paradise”, che narra la spedizione di Cristoforo Colombo, con Gerard Depardieu e Sigourney Weaver. Il lancio del film coincide con il 500mo anniversario della scoperta dell’America. Il film rappresenta un notevole sforzo produttivo, le tre caravelle (due costruite nei cantieri navali di Bristol, e una a Bahia in Brasile) sono fedeli riproduzioni di quelle originali, e sebbene equipaggiate con moderni strumenti di navigazione e motori diesel, compirono la traversata dell’Atlantico, sulla rotta di Colombo, con il solo ausilio delle vele. Le musiche che Vangelis realizza per il film sono notevoli, in particolare l’epico brano che condivide il titolo del film, e che accompagna la partenza delle caravelle,  e che sottolinea la maestosità della scena.
Nel 1992 Vangelis realizza le colonne sonore di due film: “Bitter Moon” di Roman Polanski, e “The Plague” di Luis Penzo, e negli anni successivi avvia una fattiva collaborazione con l’oceanologo e documentarista Francese Jacques Custeau.
Dopo alcuni album solisti, nel 2007 in occasione del 25mo anniversario di “Blade Runner”, realizza un triplo CD intitolato Blade Runner Trilogy, e nello stesso anno collabora con il regista Greco Yannis Smaragdis per le musiche del film “El Greco”.

Nel 2012, in occasione del lancio della versione teatrale di “Chariots of Fire”, rivede le musiche originali, adattandole allo scopo. Collabora anche a due colonne sonore per il documentario “Trashed” con Jeremy Irons, e per “Twilight of Shadows” (2014) diretto dal regista Algerino Mohammed Lakhdar-Hamina, e incentrato sulla guerra in Algeria.
Tra il 2014 e il 2018 lavora a due importanti progetti: il primo le musiche, commissionate dalla ESA (European Space Agency), per accompagnare le immagini animate dell’atterraggio della sonda spaziale Rosetta sulla cometa 67P, e il secondo una composizione in memoria dell’astrofisico statunitense Stephen Hawking, che venne eseguita alla cerimonia di posa dell’urna con le ceneri dello scienziato a Westminster Abbey.
Nel Gennaio del 2019 realizza un Nuovo album solista intitolato Nocturne: The Piano Album, ispirato dal buio e dallo spazio, una delle grandi passioni di Vangelis fin da bambino.

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Basil Poledouris nasce a Kansas City nell’agosto del 1945, in una famiglia Greca, fervente Cristiana Ortodossa.  Fin da bambino dimostra una forte attrazione per la musica,  partecipa attivamente al coro della chiesa, e a sette anni inizia a prendere lezioni di piano. Si iscrive poi alla University of Southern California, con indirizzo in cinematica e musica; diversi suoi lavori sono ancora conservati negli archivi dell’Università a tutt’oggi. Proprio presso l’Università ha modo di incontrare nomi che diventeranno importanti sia nel mondo del cinema, sia nella sua carriera professionale: John Milius (“Conan il Barbaro”), e Randal Kleiser (“Grease”). In quel periodo partecipa ad alcune produzioni in qualità di comparsa, la più importante indubbiamente Star Trek (la serie originale), in cui interpretò una delle famigerate “magliette rosse”, un Klingon ed alcuni altri ruoli minori.

Basil Poledouris nell’episodio di Star Trek “Obsession” (il secondo da sinistra)

Tra i lavori post-universitari, da notare la realizzazione delle musiche per “Extreme Close-Up” del 1973, un soft-porn con la sceneggiatura scritta da Michael Crichton (“Westworld”), e per “Vroom” (1974) una pellicola ambientata nel mondo dei Dragsters americani. Iniziano ad emergere le tonalità incalzanti, e il ricorso a strumenti elettronici che caratterizzeranno molte delle produzioni di Poledouris negli anni successivi.
Nel 1977 scrive le musiche per “Tintorera”, una pellicola Anglo-Messicana che sfrutta il successo di “Jaws” (Lo Squalo) uscito due anni prima. Il film è mediocre e abbastanza scontato, e comprende molte più scene in cui gli attori flirtano, che non sequenze in cui compare lo squalo cattivo, ma il lavoro di Poledouris per la colonna sonora è eccellente, con un mix di elettronica e ritmi pop.
È del 1978 la realizzazione della colonna sonora di “Big Wednesday” (Un mercoledì da Leoni) di John MIlius. Si tratta della prima collaborazione importante con il regista del Missouri, con il quale Poledouris aveva già stabilito una connessione ai tempi dell’Università. “Big Wednesday” affronta il delicato tema dell’impatto della guerra in Vietnam su un gruppo di giovani Californiani, e vede tra i protagonisti il compianto Gary Busey (Arma Letale, Predator 2). La colonna sonora completa comprende brani, tra gli altri, di Little Richard, Gene Pitney e Ray Charles.
Due anni dopo un’altra importante collaborazione le cui origini risalgono ai tempi dell’Università, quella con Randal Kleiser, produce un altro caposaldo del cinema, che originò un filone con numerose pellicole: “Blue Lagoon” (Laguna Blu) con Christopher Atkins ed una bellissima, e giovanissima Brooke Shields. La storia del film è arcinota, due adolescenti scoprono la propria sessualità su un’isola deserta. È da notare che il film, tratto da un racconto di Henry De Vere Stacpoole, aveva già avuto due precedenti riduzioni cinematografiche: la prima una versione Inglese muta del 1923, e la seconda sempre Inglese del 1949. La colonna sonora, composta di 16 brani, è necessariamente diversa dai lavori precedenti di Poledouris, ed accompagna la drammatica romanticità di alcune delle scene salienti del film.

Nel 1982 Poledouris realizza la colonna sonora di un altro blockbuster: “Conan il Barbaro”, ancora con John Milius alla regia, tratto dai romanzi di Robert E. Howard, e con un giovane Arnold Schwarzenegger alla sua prima vera esperienza cinematografica. Per sottolineare le scene del film Poledouris torna allo stile epico, con brani all’altezza della situazione, tra gli altri svetta il più famoso, Anvil of Crom che accompagna i titoli di testa. Due anni dopo Milius realizza il seguito, “Conan the Destroyer”, sempre con Poledouris al timone delle musiche; il film tutta via ebbe meno successo, sia di pubblico che di critica, del suo predecessore.
Negli anni tra il 1982 e il 1985 Poledouris partecipa alla realizzazione di quattro colonne sonore per i film “Summer Lovers” di Randal Kleiser (1982), “Making the Grade” di Dorian Walker, “Protocol” di Herbert Ross, e “Red Dawn” ancora di John Milius.
Nel 1985 nasce il primo lavoro di una collaborazione che dovra’ durare per i prossimi decenni: Poledouris scrive le musiche per il film “Flesh and Blood” di Paul Verhoeven, una storia romantica ambientata in Italia nel sedicesimo secolo, con Rutger Hauer e Jennifer J. Leigh.
Solo due anni dopo, sempre con Verhoeven, realizza la colonna sonora di “Robocop”, un film che in breve tempo diventa uno dei capisaldi del cinema di fantascienza, ed origina numerosi sequel, serie TV e re-boot. Tra i protagonisti un ottimo Peter Weller (che tre anni prima aveva girato “Buckaroo Banzai”) e Nancy Allen (“Dressed to Kill”). Considerando la dualità del film, in cui elementi umani si contrappongono a macchine pensanti, Poledouris ricorre ad elementi strumentali e sintetizzatori, e si avvale della collaborazione della Sinfonia of London. La colonna sonora include anche un brano realizzato dai PTP (Programming The Psychodrill) intitolato Show Me Your Spine.
Nei tra anni successivi Poledouris lavora a numerosi progetti, tutti legati a colonne sonore, tra le quali vanno ricordate “Spellbinder” di Janet Greek (1988) e “Farewell to the King” di John Milius (1989).
Nel 1990 arrivano due importanti lavori: il primo e’ la colonna sonora di “Hunt For Red October” (Caccia a Ottobre Rosso) per la regia John McTiernan (“Predator”, Die Hard”), e con attori di grosso calibro come Sean Connery, James Earl Jones, Alec Baldwin e Scott Glenn. La storia narra del tentativo di defezione di un innovativo sommergibile russo, e per l’occasione Poledouris compone musiche di ispirazione Sovietica, includendo anche una versione dell’inno dell’URSS. Il secondo film e’ “Quigley Downunder” (Carabina Quigley) di Simon Wincer con Tom Selleck (“Magnum P.I.”); il film e’ interamente girato in Australia, nello stato del Victoria.
Negli anni successivi Poledouris lavora a un gran numero di produzioni, tra le quali da segnalare “Flight of the Intruder” di John Milius (1991), “Harley Davidson and the Marlboro Man” di Simon Wincer (1991), “Free Willy” ancora di Simon Wincer (1993), “Lassie” di Daniel Petrie (1994) remake del capolavoro di Fred M. Wilcox del 1943 “Lassie Come Home “con un giovanissimo Roddy McDowell.
Nel 1997 Poledouris fornisce un contributo determinante al successo di “Starship Troopers” (Fanteria dello Spazio), ancora di Paul Verhoeven, e tratto dal romanzo fantascientifico di Robert A. Heinlein con lo stesso titolo. Il film narra le vicende di alcuni giovani in un periodo di guerra contro una razza aliena, ed è interpretato tra gli altri da Casper Van Dien, Dina Meyer e Denise Richard.
Sebbene il film sia più incentrato sulle azioni di guerra che non sulla articolata società futuristica immaginata da Heinlein nel libro, rimane comunque un importante tentativo di portare sullo schermo uno dei più famosi e complessi romanzi di fantascienza. Poledouris sottolinea la militaresca marzialità delle scene con musiche cadenzate e dal tono drammatico; la scena del tentativo di invasione sul pianeta alieno Klendathu viene accompagnata da un pezzo davvero notevole, “Klendathu Drop”.
Altri lavori degli anni successivi comprendono “Les Miserables” di Bille August (1998) e “Mickey Blue Eyes” di Kelly Makin (1999).
Nella sua lunga carriera, Poledouris realizza anche diverse musiche per serie TV quali “Alfred Hitchcock Presents”, “The Twilight Zone” (del 1985) e “Amerika”. Sono da segnalare inoltre alcuni lavori quali la colonna sonora dello spettacolo live degli Universal Studios di Los Angeles “Conan Sword & Sorcery Spectacular”, e la musica per la cerimonia di apertura delle olimpiadi di Atlanta del 1996.

E’ del 2002 l’ultima fatica cinematografica, con la colonna sonora del film “The Touch”, prodotto ad Hong Kong e diretto da Peter Pau.
Basil Poledouris scompare dopo una lunga malattia l’8 Novembre 2006. Ci lascia in eredita’ oltre 50 colonne sonore e innumerevoli brani memorabili.

Marco Quaranta

Marco Quaranta è nato a Torino, più di 20 e meno di 80 anni fa. 25 anni fa ha deciso che voleva vedere il mondo, e da allora ha vissuto dieci anni in Asia e quindici in Australia. Al momento vive a Melbourne. Marco é pazzo per la fantascienza, in tutte le sue forme. Gli piacciono anche il cinema, la musica e i giochi di ruolo.