The Beatles – What if?

Quante volte avremo pensato a come sarebbe oggi Elvis? Sarebbe stato in grado di riprendere in mano la propria carriera come Johnny Cash, Tom Jones, Neil Diamond? E i Doors? Hendrix avrebbe reso Prince un semplice emulatore, precedendolo sulla strada che concentrava rock, funk e pop? E se i Beatles fossero rimasti uniti?
Già, The Beatles: benché divisi lo fossero già, di fatto, dall’anno precedente, fu esattamente cinquant’anni fa, il 10 aprile 1970, che Paul McCartney comunicò ufficialmente all’universo mondo che la meravigliosa creatura era svanita, il giocattolo era ormai rotto. Era la logica conseguenza di una serie di svolte che li avevano portati in cima al mondo, e forse fu la salvezza del mito.
A partire dalla decisione di smettere di esibirsi dal vivo, tutte le azioni del gruppo portavano cambiamenti significativi. Provate solo ad immaginare allo stravolgimento portato proprio dalla “reclusione” in studio per liberare la creatività, svincolandola dall’idea della riproposizione in concerto di canzoncine più semplici da affrontare dal unto di vista strumentale: un cambio epocale che costrinse tutti ad accelerare sul fronte della composizione, a partire da geni come Brian Wilson, Ray Davies, lo stesso Dylan. Prima ci pensavano gli autori, quelli rinchiusi nel Brill Building o Tin Pan Alley, o i prodotti confezionati da Phil Spector, ma erano pur sempre finalizzati alla creazione di successi da portare in tournée.
Lennon-McCartney era ormai una sigla di comodo (come tutti avrebbero presto compreso scrivevano separatamente ormai da tempo, almeno prevalentemente), ma questo liberò spazio a Harrison, che poté proporre le sue composizioni e risultare determinante nella riuscita di capolavori che non sarebbero stati tali senza una Taxman, una Something, una Within You Without You o una Here Comes The Sun. E il doppio bianco come sarebbe considerato senza While My Guitar Gently Weeps?
Possiamo farci un’idea di cosa avrebbero realizzato? Certamente, almeno a giudicare dai brani che hanno disseminato nelle rispettive carriere soliste: quando non proprio capolavori (pensate solo a cercare di contenere in dieci pezzi, ma anche in un doppio, un’ipotesi di disco targato 1970, con l’esplosione creativa contenuta in “Plastic Ono Band” e “All Things Must Pass”, più il meglio di “Let It Be”, mentre “McCartney” risulta meno prodigo di canzoni memorabili, almeno degli album “da Beatles” li avrebbero pur pubblicati.
Pensateci, davvero: provate a comunicarci le track list di dieci album dei “Beatles dopo i Beatles”, componendola con estratti dai dischi solisti dei Quattro.
Unica accortezza: dovranno essere compatibili in base ai periodi.
Buon divertimento!

Massimo Perolini

Appassionato di musica, libri, cinema e Toro. Ex conduttore radiofonico per varie emittenti torinesi e manager di alcune band locali. Il suo motto l'ha preso da David Bowie: "I am the dj, I am what I play".