Il Pianeta Proibito – Storia di un grande Cult

Prima di tutto lasciatemi ringraziare gli amici di weloveradiorock.com per l’opportunità’ di scrivere qualche riga su Cinema e Televisione.

Apriamo quindi con uno dei pilastri del cinema di Fantascienza di tutti i tempi: “Il Pianeta Proibito” (Forbidden Planet, 1956 – Regia F. Mcleod Wilcox). Uno di quei film che ha influenzato il modo di fare cinema di Fantascienza negli anni a venire, e che è considerato un cult, non solo dagli appassionati del genere.
Da dove iniziare? Beh visto che questo sito è dedicato alla musica, e io sono un po’ un intruso con questa rubrica cinematografica, iniziamo dalla colonna sonora, perché’ ci sono alcuni fatti interessanti da citare.
La colonna sonora di “Pianeta Proibito” venne composta utilizzando esclusivamente strumenti elettronici, dai coniugi Bebe e Louis Barron; é da notare che gli strumenti vennero costruiti dai Barron stessi, utilizzando le linee guida di un libro di elettronica di una ventina di anni prima, scritto da N. Wiener. Oltre alla musica, I Barron svilupparono anche i suoni per la maggior parte degli effetti sonori della pellicola. Era la prima volta nella storia del cinema che un film veniva associato a una colonna sonora composta senza strumenti tradizionali. Il risultato è un insieme di suoni elettronici più o meno armonici, sicuramente inquietanti, ma che supportano in pieno la natura futuristica del film e le ambientazioni aliene del pianeta.
Un altro fatto interessante e’ il modo in cui la colonna sonora viene accreditata ai coniugi Barron nei titoli di testa: non “Soundtrack” o “Music”, ma bensì “Electronic tonalities”.
C’è una storia dietro a questo strano credito.: I Barron non erano iscritti al Sindacato dei Musicisti americani, e pertanto la produzione decise di non irritare il potente Sindacato, e cambiò il credito all’ultimo momento in quello che divenne poi quello ufficiale. Quello stesso anno il Sindacato fece anche in modo che la colonna sonora del film non entrasse tra i candidati all’Oscar.

E veniamo ora al film. Pianeta Proibito è un film-pioniere non solo per la colonna sonora elettronica, ma è anche il primo film in assoluto ad essere ambientato interamente in un pianeta che non é la terra, ma bensì uno dei pianeti che orbitano la stella Altair, dove giunge un disco volante inviato dalla terra ad investigare il fato di una spedizione scientifica arrivata sul pianeta 20 anni prima, e con la quale si é perso il contatto.
La trama, così come alcuni dei personaggi, hanno evidenti analogie con una tragedia di W. Shakespeare (ma non vi dico quale, altrimenti rischio di anticipare importanti elementi della trama a chi non lo ha ancora visto).
Il cast é sicuramente di alto livello: un giovane Leslie Nielsen (il Tenente Frank Drebin di La Pallottola Spuntata) é il comandante dell’astronave di soccorso, Walter Pidgeon (“Mrs. Miniver”, “Come Era Verde la Mia Valle”) é l’arcigno Professor Morbius, e l’affascinante Anne Francis (che interpretò anche un episodio della prima serie di “Ai Confini Della Realtà”) Altaira, la figlia del professor Morbius. Indimenticabili i costumi della Francis, disegnati dalla veterana di Hollywood Helen Rose, e che lasciavano generosamente scoperte ampie parti del corpo della Francis (ovviamente nei limiti permessi dalla censura americana degli anni ’50), al punto che in Spagna la distribuzione del film venne vietata fino al 1967.
E a proposito del cast: ricordate l’inetto sceriffo Roscoe P. Coltraine di Hazard? L’attore che lo interpreta, James Best é uno dei membri dell’equipaggio dell’astronave.
Tra il cast figura anche un personaggio destinato a entrare nella storia del cinema: Robbie il Robot.  Il nome Robbie pare abbia origine da un romanzo di Isaac Asimov con lo stesso titolo, che narra la storia di un robot baby-sitter, ma questo fatto non venne mai confermato dalla produzione. Un altro fatto che la produzione non smentì fino ad alcuni anni dopo il lancio del film fu la leggenda metropolitana che Robbie fosse un vero Robot facente parte di un esperimento della NASA, mentre invece era un costume di plastica e parti di metallo, indossato da due attori e stuntman di bassa statura, Frank Darro e Frankie Carpenter.
Ufficialmente, Robbie venne disegnato da Arnold Gillespie e Arthur Lonegran, con la collaborazione dello scrittore Irving Block, ma in realtà il vero designer (non elencato nei titoli del film) e Robert Kinoshita, che aveva un passato come ingegnere designer in una famosa azienda produttrice di lavatrici. E in effetti se si osserva il tronco e il torace di Robbie, si nota una vaga somiglianza con le lavatrici a carica verticale dell’epoca. Kinoshita disegnò anche un altro Robot che passò alla storia, quello di “Lost in Space”, serie TV purtroppo mai arrivata in Italia. Il design e la realizzazione di Robbie costarono una cifra notevole per l’epoca: circa 150.000 dollari, quasi il 10% del costo totale del film.
Dopo Pianeta Proibito, Robbie apparve in molte altre produzioni, sia cinematografiche che televisive, tra le altre: “Il Robot e lo Sputnik” (1957), “Gremlins” (1984), “Colombo” (Serie TV), “La Famiglia Addams” (Serie TV), “Ai Confini della Realta”’ (Serie TV), “Lost in Space” (Serie TV), “Mork e Mindy” (Serie TV). Robbie apparve anche in svariati spot pubblicitari negli Stati Uniti.
Il costume originale di Robbie cambiò proprietario diverse volte, e venne esposto in diversi musei del cinema, fino agli anni 80, quando se ne persero le tracce, per ricomparire recentemente in un’asta di cimeli cinematografici; purtroppo non é esposto al pubblico. Oggi si possono ammirare riproduzioni piu’ o meno fedeli di Robbie in diversi musei o mostre del cinema nel mondo.

ROBBIE IL ROBOT E ALTAIRA (Anne Francis)

“Pianeta Proibito” fu anche un precursore per quanto riguarda gli effetti speciali. Per creare particolari sequenze, si rese necessario sovraimporre cartoni animati alla pellicola con attori e fondali reali, e per realizzare questa tecnica per l’epoca molto complessa, venne ingaggiato un esperto addirittura della Disney, Joshua Meador che aveva lavorato su progetti del calibro di Pinocchio, “Fantasia”, “Dumbo” e “Ventimila Leghe Sotto i Mari”.
Il film venne interamente girato in interni, comprese le scene del giardino della casa di Morbius (per il quale vennero usati elementi già’ apparsi nel “Mago di Oz” del 1939); i fondali che riproducono il cielo e i deserti del pianeta Altair-4 vennero realizzati con la tecnica del Matte Painting da Cedric Gibbons.
Una notevole quantità’ di oggetti, modellini e costumi creati per il film vennero poi riciclati in innumerevoli altri film e serie TV: il disco volante apparve in diversi episodi di Ai Confini della Realtà (Serie TV) e in un episodio addirittura la sequenza dell’atterraggio venne interamente riprodotta;  sempre Ai Confini della Realtà ricorse all’utilizzo delle uniformi dei membri dell’equipaggio dei disco volante, delle pistole laser, e di alcuni degli interni dello stesso disco.
Il film rappresentò un notevole sforzo produttivo, in un’epoca in cui la maggior parte dei film di Fantascienza si giravano in poche settimane, con budget molto contenuti, trame scritte in qualche ora e attori sconosciuti o a fine carriera, e venivano proiettati in drive-in a due o tre per serata, con un pubblico giovanile generalmente impegnato in attività’ diverse dalla visione del film. Il successo di Pianeta Proibito fu immediato, e divenne rapidamente un superclassico, amato da tutti gli appassionati di fantascienza nel mondo.

Nell’ordine da sinistra: Leslie Nielsen, Robbie il Robot, Walter Pidgeon e Anne Francis

Marco Quaranta

Marco Quaranta è nato a Torino, più di 20 e meno di 80 anni fa. 25 anni fa ha deciso che voleva vedere il mondo, e da allora ha vissuto dieci anni in Asia e quindici in Australia. Al momento vive a Melbourne. Marco é pazzo per la fantascienza, in tutte le sue forme. Gli piacciono anche il cinema, la musica e i giochi di ruolo.