Brothers in law: “Raise” – Riposa in pace Guagno

La prima volta che ho sentito i Brothers in law ho capito che era possibile. Era possibile anche per una band italiana essere in grado di suonare un ottimo Shoegaze e per giunta in lingua inglese.
Nicola Lampredi chitarra e voce (già protagonista negli ottimi Be Forest), Giacomo Stolzini seconda chitarra e Andrea Guagneli batterista, avevano già compiuto un buon lavoro con l’esordio “Hard times for dreamers” del 2013 ma è con “Raise” 3 anni più tardi, nel 2016, che arriva la consacrazione. Il gruppo coinvolge un nuovo membro per arrotondare e arricchire il sound, ovvero Lorenzo Musto al basso, e i toni dark wave del primo disco risplendono di una nuova luce in questo sophomore che rispecchia appieno il suo titolo. È tutto un “Raise”, una salita, questo LP dalla cover a sfondo beige con una scala bianca trionfante nel centro, a simboleggiare un’ascesa verso un qualcosa di più luminoso che mai, più grande che mai, più grande di noi. I quasi 6 minuti di “Oh, sweet song” sfoggiano dapprima chitarre pesanti ma dopo 57 secondi sono controbilanciate da synth eterei e sognanti, tanto cari ai Beach House, che rendono subito molto chiaro dove si voglia andare a parare, verso quei territori della mente ancora ricchi di speranza e di ideali. E gli ideali di questi 4 ragazzi non possono che essere rappresentati dalla musica, dalla sua poesia e dalla sua forza. Tanto da chiederle insistentemente nel pezzo di abbattere le porte e di lasciarli andare lontano, anche solo per poco. Rachel Goswell degli Slowdive (sempre siano lodati!) la presenta sul suo Facebook scrivendo “Enjoy some shimmery guitars”. Devo aggiungere altro? Brothers in law Guagno
La seconda traccia, “All the weight”, prosegue nel percorso lastricato di shimmery guitars, con toni meno epici e più ritmati, perché per scalare la scala bisogna anche un po’ accelerare il passo. Le scorribande proseguono nella seconda parte della successiva “Life Burns” dove il fatto che la vita bruci, si consumi, è un concetto cruciale, da non dimenticare, per sfruttarla appieno, per goderne il più possibile. La quarta traccia “Middle of Nowhere” prosegue con le aperture melodiche e strumentali e i suoi riverberi aprono ad echi di infinito prima di attraversare l’orizzonte nello specchio di “Through the mirror”: sembra di vedere candele edificate dal vuoto volare libere come farfalle, leggere come l’aria, in un mondo dove tutto è possibile, dove tutto è magia. Dopo l’incanto i Brothers in law ci dicono che non è più tempo per le lacrime, ed ecco che rappresentano con questo titolo “No more tears” un po’ tutto il significato del disco: superare le difficoltà grazie alla musica e ascendere nella deliziosa realtà dei sogni, nel meraviglioso mondo del suono, nella bellezza dell’etereo. Termina il disco con “Compose: Leaves, pt I” e “Tear apart: Leaves, pt II”. La prima è una traccia interamente strumentale: un piccolo incantevole scrigno che si apre, un carillon di graziose ballerine che ballano sorridenti e pudiche. La seconda e ultima traccia dell’album si apre con toni minacciosi, le chitarre riverberano tra le difficoltà della vita e i buoni propositi sembrano diventare più titubanti, la serenità un ricordo, forse solo una vecchia e lontana aspirazione, o forse no. Brothers in law Raise cove
Nella notte tra l’8 e il 9 Febbraio 2020 Andrea Guagneli, batterista della band, lascia questo mondo. È morto sotto un treno merci nella zona del Boncio, vicino la stazione ferroviaria di Pesaro. Tanti i messaggi di cordoglio arrivati ai suoi compagni di band e alla sua famiglia. Io preferisco lasciarvi con l’incipit delle splendide parole che Rachel Goswell scrive su di lui nella sua pagina instagram: “i would like to acknowledge Guagno here today”.

 

 

Andrea Castelli

“All I want in life is a little bit of love to take the pain away, getting strong today, a giant step each day” (“Ladies and Gentlemen we’re floating in space” - Spiritualized)