“Passerà questa pioggia sottile, come passa il dolore.”

“Quando una disgrazia è accaduta e non si può più mutare, non ci si dovrebbe permettere neanche il pensiero che le cose potevano andare diversamente o addirittura essere evitate: esso infatti aumenta il dolore fino a renderlo intollerabile.”
(Arthur Schopenhauer)

“Non è Dio, è il Dolore a godere dei vantaggi dell’ubiquità.”
(EM Cioran)

“Come on (Come on, come on), now
I hear you’re feeling down
Well, I can ease your pain
And get you on your feet again”
(Pink Floyd, “Confortably numb”)

Non tutte le situazioni nella vita possono essere affrontate in maniera completamente positiva.
E’ un discorso già visto e già fatto anche qui, lo so, ma merita certamente un piccolo approfondimento. Evitando di parlare della peggiore delle situazioni critiche, con cui a tutti tocca fare i conti – indirettamente , direttamente e, il più tardi possibile, anche personalmente – in tutta una serie di questioni che vanno dal piccolo litigio al più grande e doloroso degli abbandoni, la gestione del caso specifico si risolve quasi tutta nella gestione del dolore più o meno grande che questa comporta. E se la eventuale coda pratica che rimane da gestire è di certo un impedimento peggiorativo – ma comunque di norma, amministrabile – ciò che davvero persiste in noi come fosse un mantello spesso e fradicio che non possiamo svestire, è il patimento emotivo ed esistenziale che deriva da quella mancanza.
Non è un caso che nella psicologia moderna si parli spesso di “gestione del lutto”, anche quando non siamo in presenza di una morte reale: un abbandono, un licenziamento, un grande amore terminato, sono tutte situazioni ormai viste e trattate come fossero lutti da accettare e superare. Ma, così come i lutti propriamente detti, spesso non vengono mai del tutto superati.
A mio modo di vedere, certi dolori non si evitano, né si oltrepassano: l’unica maniera che rimane per ‘trattarli’ è attraversarli, allo stesso modo con il quale capita di attraversare un incrocio camminando sotto i portici, in una giornata invernale di pioggia forte e traversa.
E in quei casi, ti rimane sempre qualcosa addosso: pur avendolo non c’è ombrello che tenga.
Tocca quindi andare avanti un po’ bagnati, con la sensazione dell’umido sulla pelle, consapevoli che, per asciugarsi, non basterà aspettare un po’.

Stefano Carsen

Stefano Carsen

"Sentimentalmente legato al rock, nasco musicalmente e morirò solo dopo parecchi "encore". Dal prog rock all'alternative via grunge, ogni sfumatura è la mia".