Claudio Trotta ci racconta WE WILL ROCK YOU

“We will rock you”,  lo spettacolo con le musiche dei Queen , è in tournée da fine ottobre e sta registrando un grande successo di pubblico, oltreché di critica.
Il musical ha scosso le frequenze di We Love Radio Rock e ci ha davvero incuriositi: nell’attesa di potermi godere la visione (e l’ascolto) questo fine settimana al Teatro Colosseo di Torino (lo spettacolo, già quasi sold out, sarà in cartellone il 24 e il 25 gennaio), ieri sera ho avuto il piacere e l’onore di intervistare Claudio Trotta (fondatore di Barley Arts), uno dei più stimati ed importanti produttori indipendenti di spettacoli del vivo del mondo, che ha realizzato appositamente per il nostro paese questa nuovissima produzione dello spettacolo nato nel 2002 dalla penna di Ben Elton (con la collaborazione di Brian May e Roger Taylor).

Claudio, partiamo subito con la domanda che più mi interessa: dalle precedenti interviste e dichiarazioni emerge quanto ti stia a cuore questo spettacolo, quali sono i motivi principali?
Amo molto questo spettacolo perché è una rappresentazione che ha diversi piani comunicativi e si presta a varie letture. Sicuramente il più immediato punto di forza è dato dalle musiche dei Queen: canzoni che non solo hanno attraversato la storia e le epoche e sono tuttora amatissime anche dal pubblico più giovane, ma che sono estremamente attuali anche in quello che raccontano.
Il racconto: la distopia visionaria di Ben Elton era già di forte impatto nel 2002, anno del suo debutto, nonostante allora non fosse ancora così palese l’impatto negativo delle multinazionali sul clima e dei social network sulla vita di tutti noi.
Questo spettacolo porta in scena il desiderio, che per me è di primaria e fondamentale importanza, di lottare contro una serie di situazioni attuali negative: la sempre più pervicace omologazione culturale verso il basso, la diffusione del bullismo, la preponderanza della rete, legata anche all’invasione degli smartphone, una realtà virtuale che riveste per sempre più persone  maggiore importanza della “vita vera”. Si vive sempre più da consumatori acritici, appiattiti sui medesimi obiettivi.
Ecco, questo spettacolo esalta la forza aggregante del rock e la Bellezza della condivisione, perché  insieme si può cambiare il mondo. “Tutti abbiamo un rock da vivere”, l’affermazione che ne è il cuore, sta proprio a significare questo: è un afflato verso la libertà, nemica dell’appiattimento e dell’omologazione, l’affettività e la condivisione, l’armonia.

wewillrockyouSu cosa hai puntato perché il musical arrivasse con forza al pubblico, per realizzarlo al meglio?
Ho voluto dare vita ad un’edizione nettamente diversa da quella altamente tecnologica di Elton e i Queen: non ci sono schermi e video perché spesso son utilizzati in modo mediocre e volgare. C’è una scenografia, tra l’altra rinnovata con nuovi oggetti rispetto alla precedente edizione.
Il cast è eccezionale a tutti i livelli, dalla regista Michaela Berlini,che ha la responsabilità totale dello spettacolo,  agli attori che hanno il raro pregio di capire le intenzioni e le emozioni dei personaggi, immedesimandosi in loro al meglio, ai coreografi, costumisti e make up artist.
Ma il cuore dello spettacolo resta la musica, quindi il vero motore trainante è il gruppo: una band di musicisti eccezionali, con due chitarriste donne (scelte non per un discorso di quote rosa, ma perché erano oggettivamente le più brave!), supportati da una impianto audio di altissimo livello, perché la qualità del suono è fondamentale.

La curiosità di vedere il musical, a questo punto, mi è salita alle stelle, per cui, per concludere, ti chiedo qual è, secondo te, il momento più bello, quello in cui il pubblico si emoziona di più?
Non credo che esista un “momento più bello”. Come sosteneva Anthony Bourdain: “non esiste il cibo perfetto”,  così non esiste un momento perfetto, valido per tutti, ma il momento più emozionante, “più perfetto” per te, in quel momento, in quella singola serata.
Ho visto lo spettacolo una sessantina di volte e ogni volta ho preferito una cosa piuttosto che un’altra, anche se quella di Varese è stata una delle repliche più belle a tutti i livelli.

Dopo aver appreso quanta passione, quanto impegno e quanto lavoro  c’è dietro alla produzione di “We will rock you” davvero non sto più nella pelle, e spero di essere in buona e affollata compagnia venerdì.
Credo che lo sarai, i biglietti sono quasi esauriti per entrambe le serate torinesi!

Avete letto? Non vi resta che affrettarvi alle casse e venire a godervi questa monumentale opera rock, il rock di cui il mondo, oggi, ha bisogno.

Loretta Briscione

Loretta Briscione

Credo fermamente che non ci sia nulla che un bel live o una notte passata a ballare non possano curare, perché il rock e il metal sono la più efficace terapia, per le febbri dell’anima.