Abracadabra, a me gli errori Signore e Signori!

“La musica fu in epoche preistoriche una pratica magica, uno dei vecchi e legittimi mezzi della magia.”
(Hermann Hesse)

“La magia è credere, e credere in se stessi: se riusciamo a farlo, allora possiamo far accadere qualsiasi cosa.”
(Goethe)

“Well, you don’t know what we can find
Why don’t you come with me little girl
On a magic carpet ride”
(Steppenwolf, “Magic carpet ride”)

Da quando sta ritto su due piedi – o forse anche da prima – l’uomo inquadra nella sfera della ‘magia’ tutto ciò che a prima vista non riesce a spiegare, arrivando a credere pertanto che quella stessa cosa razionalmente così difficile da credere sia invece reale e concreta.
No, non ho niente né contro il concetto letterario, né tantomeno contro l’effetto scenico e immaginifico di ciò che è inquadrabile nell’alveo dell’incantesimo: adoro per esempio tutto ciò che ne parla sia nel grande schermo che sulla carta stampata, e finisco sempre per farmi affascinare dal concetto stesso di incantesimo e di occulto. Ma sono diventato refrattario a chi invece fa leva su quel tipo di argomento – che sia qualcosa di blando tipo gli oroscopi, o molto più serio, sul genere delle religioni – credendogli fermamente, magari a discapito della forza creativa delle idee, del pensiero ed essenzialmente delle persone.
Viviamo infatti in tempi in cui si dà più facilmente credito a superstizioni, preghiere e magia, piuttosto che ai propri e altrui mezzi e capacità. Credo che vi sia, in questo, un atavico bisogno di trasferire l’eventuale propria incapacità o – che è ben peggio – timore di non essere in grado di saper ottenere risultati reali, in qualcosa di completamente estraneo da noi: incontrollabile e imperscrutabile. Come per l’appunto è l’astrologia, la magia o – in assoluto – la divinità onnipotente.
Per converso, preferiamo affidare proprio a quest’ultima le speranze di una rinascita, di una “resurrezione” morale – o addirittura effettiva – laddove sarebbe invece molto più concreto e passibile di risultati effettivi credere in noi stessi.
Per quanto mi riguarda, ho smesso di dare la colpa delle mie inettitudini a dio e dintorni un bel pezzo fa, mentre invece ho iniziato a credere e a lavorare concretamente sul mio presente e sul mio futuro facendo conto solo delle mie eventuali capacità, in modo continuativo, piuttosto di recente.
E’ diventato ormai il mio unico e specialissimo bisogno.
Perché c’è una certa magia anche nel credere di poter sbagliare: e sopra certi errori ci si costruiscono bellissime vittorie.

 

 

Stefano Carsen

Stefano Carsen

"Sentimentalmente legato al rock, nasco musicalmente e morirò solo dopo parecchi "encore". Dal prog rock all'alternative via grunge, ogni sfumatura è la mia".