Niccolò Fabi – Vicenza Teatro Comunale 21/12/2019

Iniziamo dalla fine.

È la mattina dopo, cerco di raccontare alla mia compagna quello che è stato per me il momento emotivamente più forte del concerto di ieri. Provo a raccontare il finale di “Ecco” quando sullo schermo centrale alle spalle di Niccolò Fabi, ad accompagnare i versi “Di certo non ti lascerò  mai andare… Ecco, di certo non ti lascerò sparire” compaiono in sequenza veloce una serie di brevi clip in cui il tempo scorre all’indietro, i frammenti del bicchiere si riuniscono a ricostruire il bicchiere rotto, le autovetture distrutte in un incidente riprendono la loro traiettoria all’indietro recuperando la loro integrità, le torri gemelle si rimettono in piedi e l’aereoplano ricompare dall’esplosione tornando indietro da dove era partito.Niccolò Fabi
E mentre racconto la mia voce si incrina e mi ritrovo a piangere, in modo irrefrenabile, faticando a continuare.
Quel momento, quella riflessione sull’ineluttabilità di ciò che vorremmo poter cambiare pur essendo consci di non avere alcuno strumento per poterlo fare se non nel desiderio e nella fantasia, è stato talmente potente da lasciarmi frastornato ancora oggi, il giorno dopo.
La riflessione di Fabi nasce dall’annichilente lutto di perdere un figlio piccolo, una dedica straziata ed accorata ad un pezzo di se che non c’è più, che sin dal primo ascolto non può lasciare indifferenti. E il brano in questo finale dal vivo amplia la riflessione andando ad abbracciare tutte le situazioni relative a qualcosa che ognuno di noi ha perduto e che vorrebbe riprendersi indietro invertendo il corso delle lancette.
Questo è stato il momento esatto in cui un bel concerto è diventato qualche cosa in più, è diventato un esperienza da ricordare tra le mille che viviamo ogni giorno, ogni settimana, ogni mese.Niccolò Fabi
È stato l’inizio del cuore pulsante di questo spettacolo che Niccolò Fabi porta in giro nei teatri del paese a supporto del suo ultimo album Tradizione e Tradimento.
Al finale esplosivo e corale  di “Ecco” Fabi fa seguire il momento in cui è solo con il pianoforte e si espone totalmente in “Vince chi molla” la riflessione sulla necessità, o meglio sul tentativo,  di svincolarsi dai legami con le cose e le persone per riuscire a sopravvivere.
E’ quindi “Una mano sugli occhi” a raccogliere il testimone, uno dei momenti più intensi di quel gioiello acustico che è “Una somma di piccole cose”, quel racconto di cosa significa vivere l’amore in età adulta, quando “non è più tempo di baci sotto il portone e di estasi del primo giorno ma di “una mano sugli occhi prima del sonno”, quando è il conoscersi e il riconoscersi in tutto, anche negli aspetti più fragili, deboli, brutti dell’essere umani,  la colla che può  tenere insieme due adulti mentre procedono nella vita insieme.
Perché  “Costruire” insieme significa questo, e Fabi lo illustra bene subito dopo in quello che è uno dei brani più amati dal suo pubblico che non può che riconoscersi nel verso “E costruire è sapere e potere rinunciare alla perfezione”, qualcosa che è bene ricordare poiché è  quando lo dimentichiamo che rischiamo di mandare davvero ogni cosa all’aria alla ricerca di qualcosa che non ci è dato ottenere.
A chiudere la prima parte del concerto è “Scotta” il brano che apre l’ultimo album,  immerso in un atmosfera che molto deve ai Sigur Ros (sensazione amplificata dalle immagini di ghiacciai e vulcani sugli schermi); un brano a suo modo politico. Una dichiarazione di intenti su quello che è il ruolo dell’arte, oggi come sempre: quello di prendere posizione, quello di essere presente nella realtà della società e della comunità umana non voltandosi dall’altra parte in un escapismo che significa poco o nulla
Il concerto, al di là di questo vertice emotivo, non ha mai avuto momenti deboli riuscendo con grande facilità ad instaurare con il pubblico quel clima di complicità  e di fiducia che è carattere precipuo del musicista e dell’uomo Fabi, aiutato da una band rodata e molto coinvolta in esecuzioni di brani costruiti spesso insieme, e da un apparato di visuals molto curato e raffinato che mai scade nell’eccessivo o nel ridondante.
Ad una prima parte che ha presentato in sequenza serrata cinque brani di “Tradizione e Tradimento” tra i quali quella “Io sono l’altro” candidata ad essere la nuova “Mio fratello che guardi il mondo”, ha fatto seguito, dopo il primo intervento parlato di Niccolò, il recupero dei momenti più intensi di “Una somma di Piccole Cose” per poi passare a ripercorrere, in un viaggio all’indietro, anche i precedenti “Ecco” e “Solo un uomo”.
È stata la corale “Una buona idea” cantata e partecipata dal pubblico con un battito di mani lungo tutta l’esecuzione a passare poi la mano al sopra raccontato “cuore” del concerto.
Il rientro sul palco di Niccolò, richiamato a gran voce, per i bis ha regalato una “Tradizione e Tradimento” solo voce e chitarra esemplare nel tracciare in pochi tratti il piccolo grande dramma della “scelta” che è substrato costante dell’essere umani.fabi
Il finale del concerto torna ancora indietro, a quasi vent’anni prima, in un momento di partecipazione corale del pubblico che, abbandonate le poltrone, si lascia andare al ricordo dei brani che avevano mostrato sin dall’origine il talento di un Fabi ancora immerso in una proposta pop che pareva votata ad un mercato mainstream ma che ha saputo sparigliare mirabilmente le carte raccogliendo negli anni un pubblico variegato come pochi altri.
E dopo “il Negozio di Antiquariato” che già dal testo lasciava presagire il percorso a venire di Niccolò, è la amarissima ma vibrante “Lasciarsi un giorno a Roma” a chiudere letteralmente le danze.
Il gruppo sul bordo del palco raccoglie l’affetto della gente che si è riconosciuta in questa musica e queste parole che raccontano la vita interiore di ognuno,  e fatica a staccarsi dalla standing ovation. L’ultimo ad andare è Niccolò  che uscendo si gira ancora una volta, si ferma a guardare tutti quei visi, pensando chissà…a cosa.

Poi alza il pugno si gira e scompare.

 

Ettore Craca

Ettore Craca

"Nel suono, nella pagina, nel viaggio, nell'amore io sono. In ogni altro luogo e tempo non sono".