Ogni fiore, prima o poi, si rivolge al sole

Jeff Buckley e Liz Fraser: storia di un amore.

Può un amore essere innescato dal fascino di una voce ? Può un amore alimentarsi ed accrescersi grazie al suono di una voce ? Può naturalmente, lo dico con cognizione diretta di causa. La fascinazione che il timbro vocale, l’inflessione, il modo di pronunciare le parole, è in grado di esercitare sulla nostra mente e’ uno dei meravigliosi misteri che governano il nostro contatto con l’altro.
Jeff Buckley nel 1994 è alle prese con la registrazione del proprio album d’esordio “Grace” che renderà noto al mondo il miracolo di un talento fuori dal comune e di una voce il cui Dna è inscindibilmente legato a quello del padre Tim, artefice di alcuni dei dischi più intensi degli anni settanta, morto quando Jeff era ancora bambino avendo lasciato di se’ soltanto il vago ricordo di una settimana trascorsa insieme.
Elisabeth Fraser nel 1994 è reduce dalla separazione dal chitarrista Robin Guthrie, suo partner all’interno dei Cocteau Twins, band il cui seme ha contribuito a far nascere gli alberi del dreampop e dello shoegaze, e suo compagno di vita per tredici anni nonché padre della sua unica figlia Lucy Belle. La Fraser resterà nei Cocteau per altri due anni segnati dalla dipendenza dalle droghe di Guthrie e dal proprio esaurimento nervoso fino al definitivo scioglimento, una scelta che rimpiangerà amaramente, dolorosa al punto di creare una frattura insanabile nei rapporti successivi con l’ex compagno.

Buckley e FrazerIl momento in cui alle orecchie di Jeff giunge la versione della paterna “Song to the Siren” targata “This Mortal Coil” e cantata da Elisabeth è un’epifania, un’ammaliante (in)canto talmente intenso da spingerlo a cercare di mettersi in contatto con quella sirena scozzese. Il momento in cui Liz sente per la prima volta cantare Jeff è un turbinio di emozione, un brivido tale da sconvolgere.
L’incontro avviene ed è di quelli da far tremare i polsi. Due anime pure che si riconoscono, che si uniscono, che si innamorano di un amore accecante come una supernova.
“Credo che Jeff mi abbia idolatrato prima che ci conoscessimo. Ero spaventata da questo. … Ed ero così con lui. Questo è imbarazzante, ma è la verità. Non riuscii a fare a meno di innamorarmi di lui. È stato adorabile. Ho letto i suoi diari, Lui lesse i miei. Ci fu questo scambio, letteralmente, di cose molto personali che non feci con nessun altro. Così in qualche modo c’è stata questa grande quantità di intimità, mentre in altri momenti, pensavo “oh no, non riesco a penetrare nella mente di questo ragazzo, affatto.» (Liz Fraser intervista alla BBC)

Quello che accade tra i due è quel miracolo di condivisione, di comprensione, di connessione che ognuno di noi vorrebbe almeno una volta nella vita sperimentare. Entrambi faranno di tutto per proteggere lo scrigno del loro sentimento, negando sempre con forza ogni illazione in merito alla loro relazione. Ma i miracoli hanno vita dura a sopravvivere alla vita di ogni giorno.
Jeff è pressato dagli impegni promozionali che lo portano in giro per il mondo per tutto il biennio 94/95 e la carriera per lui è centrale in quel momento, Liz è a sua volta in tour con i Cocteau per promuovere “Twinlight” un ep il cui titolo e la copertina (undici steli spinosi di rosa) costituiscono prova evidente del proprio essere in modo obliquo un omaggio a questo amore abbagliante ma contrastato. Non è facile per ognuno dei due prendersi cura dell’altro e alimentare quella fiamma divorante che si è accesa al loro incontro.

“Con il senno di poi vorrei essere stata più un’amica per lui. La sua carriera era tutto in quel momento e vorrei essere stata più comprensiva, vorrei essermi saputa accontentare di una relazione diversa. Mi è mancato qualcosa in quel momento ed è stata una mia colpa(Liz Fraser al The Guardian 2009)

In qualche momento del 1995 la Frazer e Buckley interrompono la loro breve relazione nello stesso riservatissimo modo in cui l’hanno tenuta protetta mentre era in vita.
Due anni dopo Jeff incontra il suo fatale destino nel Wolf River a Memphis in una crudele sebbene diversa riproposizione della tragedia che aveva spezzato la vita di suo padre.
Quando Elizabeth ne viene a conoscenza è in studio di registrazione con I Massive Attack all’opera su “Teardrop” il primo singolo di quella pietra miliare che è “Mezzanine”.
“E’ stato cosi assurdo, avevo ritirato fuori le lettere che ci eravamo scritti e stavo pensando a lui. Teardrop e’ in qualche modo dedicata a lui, o almeno a me suona in questo modo, ho bisogno di riuscire a perdonarmi”. (Liz Fraser The Guardian 2009)

Qualche anno dopo emerge su Youtube, chissà per mano di chi, una canzone che è una gemma grezza ma luminosa al punto di abbagliare. L’unica canzone che ci resta di questo amore bruciante e tormentato. Un incontro nell’alto dei cieli tra le voci di due angeli che si amano in spirito e carne.
Il brano porta come titolo “All flowers in time bend towards the sun”: Ogni fiore prima o poi si rivolge al sole.
Ascoltarlo è come entrare in una stanza che forse avrebbe dovuto restare chiusa per quanto è intima l’unione tra quelle due voci e quei due cuori.
Il senso di colpa che ti pervade entrando in questo ambiente così privato è sopraffatto dalla commozione di riuscire ad essere riscaldati da un barlume di quella accecante luce che l’incontro tra queste due anime è stato in grado di partorire.
Sentire Liz ridere all’inizio ed alla fine del brano è estremamente emozionante, ti sembra di essere li con loro anche se sai che non dovresti esserci, che dovresti prendere la porta ed uscire.

“Perchè tutti devono avere accesso ad ogni cosa ? E’ una canzone incompleta. Vorrei non fosse ascoltata. Ma forse un giorno cambierò idea su questo” Liz Fraser The Guardian 2009

Forse Elizabeth ha cambiato idea, non è dato saperlo ma è estremamente bello pensarlo.

Ettore Craca

Ettore Craca

"Nel suono, nella pagina, nel viaggio, nell'amore io sono. In ogni altro luogo e tempo non sono".