Black Planet: Sisters of Mercy (1985)

Leeds è tra le città più inquinate del Regno Unito. Uno dei vertici del triangolo industriale del nord insieme a Manchester e Sheffield ha una storia di inquinamento che ha radici nella rivoluzione industriale quando l’intera area del nord ovest dell’Inghilterra era assediata dai miasmi emessi da fabbriche nutrite a carbone e naturalmente prive di qualsiasi sorta di sistema antinquinamento.
Leeds è il luogo di nascita dei Sisters of Mercy, band che del grigiore e del veleno dei distretti industriali si è nutrita sputando fuori oscuro post punk diventando uno dei simboli per eccellenza del goth (dark wave nel belpaese) dei primi anni ottanta.
Andrew Eldritch è il deus ex machina del progetto: voce nera come la pece, killer look a cavallo tra la mitologia western ed i Velvet Underground. Sarà l’unico presente in tutte le molteplici incarnazioni del progetto che, prendendo il via da una matrice squisitamente chitarristica poggiata su pesanti ritmiche elettroniche prodotte dalla drum machine Doktor Avalanche, virerà verso lidi più pomposi e decadenti basati sul suono delle tastiere con il secondo album “Floodland”, per poi spostarsi ancora su un suono rock radio oriented piuttosto dozzinale per infine perdersi progressivamente nel nulla di una serie di tour per nostalgici.sister of mercy
Il primo album “First and last and always” prodotto da quella che è una vera e propria band con Craig Adams al basso, Gary Marx e Wayne Hussey alle chitarre e la fida Doktor Avalanche alla…ehm batteria, rappresenta nel 1985 lo stato dell’arte del suono post punk virato dark. Riff taglienti sparati su ritmiche ossessive sono lo scenario ideale per il tenebroso salmodiare di Eldritch che costruisce un immaginario tra il ribelle, il vizioso, il decadente con i piedi immersi nella storia del rock più trasgressivo.
Black Planet è il brano che apre l’album di esordio. Una corsa in auto, come quella che compare nel videoclip, in mezzo ad un mondo in rovina, tra impianti industriali inquinanti, centrali nucleari, pozzi petroliferi, in un atmosfera che evoca piogge acide e radiazioni. L’incubo di un pianeta diretto verso la morte nera che ha superato il punto di non ritorno.

Ma forse nel 1985 quel punto ancora non era stato raggiunto…..

 

BLACK PLANET

In the western sky
Nei cieli occidentali

My kingdom come
Il mio regno arriva

So still, so dark all over Europe
Così immobile, così oscuro sopra tutta l’Europa

And I ride down the highway 101
e io guido lungo l’autostrada 101

By the side of the ocean headed for sunset
A fianco all’oceano diretto verso il tramonto

For the kingdom come
per l’arrivo del regno

For the black
per il nero

Black planet
pianeta nero

Black
nero

Black world
mondo nero

Run around in the radiation
girando attorno nelle radiazioni

Run around in the acid rain
girando attorno nelle piogge acide

On a black
in un nero

Black planet
pianeta nero

Black planet hanging over the highway
Pianeta nero appeso sopra l’autostrada

Out of my mind’s eye
Fuori dall’occhio della mia mente

Out of the memory
fuori dalla memoria

Black world out of my mind
mondo nero fuori dalla mia mente

So still, so dark all over Europe
Così immobile, così oscuro sopra tutta l’Europa

And the rainbow rises here
e l’arcobaleno sorge qua

In the western sky,
Nel cielo ad ovest

At the end of the great white pier
Al termine del grande molo bianco

I see a black
io vedo nero

Black planet
pianeta nero

 

Ettore Craca

"Nel suono, nella pagina, nel viaggio, nell'amore io sono. In ogni altro luogo e tempo non sono".