Before the Deluge: Jackson Browne (1974)

E’ la paura della catastrofe nucleare lo spauracchio degli anni settanta, la cappa onnipresente che incombe su un mondo che respira quotidianamente attraverso le notizie sui giornali e i servizi televisivi i minacciosi proclami dei leader statunitensi e sovietici tesi come filo spinato intorno al pianeta.
D’altro lato anche l’impiego ai fini civili dell’energia derivante dalla fissione dell’atomo non riesce a garantire alcuna tranquillità  di fronte ai proclami rassicuranti dei governi.
Incidenti come il parziale meltdown nucleare a Three Mile Island Pennsylvania, a Dresden 2 a Chicago e il caso Silkwood in Oklahoma, e inoltre il successo del film “Sindrome Cinese” in cui, anni prima del dramma di Chernobyl, vengono denunciati i rischi insiti nella scommessa radioattiva sono campanelli d’allarme che spingono anche una frangia del mondo musicale americano a prendere posizione.
No Nukes il festival tenuto al Madison Square Garden nel mese di settembre del 1979 è il momento clou di questo impegno. Il comitato promotore noto come MUSE (Musicians United for Safe Energy) costituito da star del firmamento rock americano quali John Hall, Bonnie Raitt, Graham Nash e Jackson Browne coinvolge altri nomi di primo piano quali David Crosby, Stephen Stills, James Taylor, Carly Simon, Doobie Brothers, GIl Scott Heron, Jane Fonda, Chaka Khan e Bruce Springsteen & the E street band (che esordirono in video proprio nel film NO NUKES) nella kermesse che nonostante il successo non smuove in modo significativo la maggioranza dell’opinione pubblica statunitense.
Jackson Browne è in prima linea nel progetto, non potrebbe del resto essere altrimenti dato che la propria dedizione alla causa è risalente agli inizi degli anni 70 e ha trovato il suo climax nel brano “Before the Deluge” posto in chiusura di “Late for the sky” del 1974, per molti “il disco” del californiano.
Il timore del diluvio nucleare cantato da Browne aggiorna, circa dieci anni dopo, i timori di un fallout radioattivo già espressi in “A Hard Rain’s’ a gonna fall” da Bob Dylan. Il taglio scelto da Browne è quello di una sorta di parabola che narra di un manipolo di sognatori quasi folli nella loro lotta per la difesa di un pianeta assalito dall’ingordigia umana. Un drappello di uomini decisi a tutto per l’ideale che tuttavia resteranno vittime anch’essi della vendetta della natura nel momento in cui la stessa chiederà all’umanità il conto degli abusi subiti.
L’andatura sonora del brano è la celebrazione più pura del sound west coast che domina le classifiche alla metà degli anni settanta. Il violino del compagno di sempre David Lindley sottolinea i passaggi in cui Browne celebra il matrimonio tra la ricchezza della musica e l’impegno a favore dell’ambiente nel refrain “and let the music keep our spirits high”.
E’ l’epitome di un momento storico in cui il mondo artistico inizia a rendersi conto della propria forza nello smuovere le sensibilità dell’opinione pubblica su temi civili ed umani di primo piano. Un percorso che giungerà al proprio zenith dieci anni dopo nella celebrazione interplanetaria del Live Aid.

Before the Deluge, testo

Some of them were dreamers
And some of them were fools
Who were making plans and thinking of the future
With the energy of the innocent
They were gathering the tools
They would need to make their journey back to nature
While the sand slipped through the opening
And their hands reached for the golden ring
With their hearts they turned to each other’s hearts for refuge
In the troubled years that came before the deluge

Some of them knew pleasure
And some of them knew pain
And for some of them it was only the moment that mattered
And on the brave and crazy wings of youth
They went flying around in the rain
And their feathers, once so fine, grew torn and tattered
And in the end they traded their tired wings
For the resignation that living brings
And exchanged love’s bright and fragile glow
For the glitter and the rouge
And in a moment they were swept before the deluge

So, let the music keep your spirits high
Let the buildings keep your children dry
Let creation reveal its secrets by and by, by and by
When the light that’s lost within us reaches the sky

Some of them were angry
At the way the earth was abused
By the men who learned how to forge her beauty into power
And they struggled to protect her from them
Only became confused
By the magnitude of her fury in the final hour
And when the sand was gone and the time arrived
In the naked dawn only a few survived
And in attempts to understand a thing so simple and so huge
Believed that they were meant to live after the deluge

So, let the music keep your spirits high
Let the buildings keep your children dry
Let creation reveal it’s secrets by and by, by and by
When the light that’s lost within us reaches the sky

Prima del Diluvio,

Alcuni di loro erano sognatori
Alcuni di loro erano sciocchi
Stavano facendo piani e pensando al futuro
Con la forza degli innocenti
Stavano raccogliendo gli arnesi
Di cui avrebbero avuto bisogno nel loro viaggio di ritorno alla natura
Quando la sabbia scivolò dentro dall’apertura
E le loro mani raggiunsero l’anello dorato
Nei loro cuori si rivolsero l’uno all’altro per protezione
In quegli anni difficili prima del diluvio.

Alcuni di loro conoscevano il piacere
Alcuni di loro conoscevano il dolore
E per alcuni contava solo il presente
Sulle ali folli e coraggiose della gioventù
Se ne andarono volando nella pioggia
Fino a che le piume, una volta così belle, furono stracciate e a brandelli
Alla fine vendettero le loro ali stanche
A causa della rassegnazione che viene dalla vita
Barattarono il fragile e luminoso splendore dell’amore con il luccichio e il rossetto
In un attimo furono spazzati via, prima del diluvio.

Così, lasciate che la musica innalzi i vostri spiriti
Che le case tengano i vostri figli all’asciutto
Lasciate che il creato riveli i propri segreti a poco a poco
A poco a poco
Quando la luce che si è persa dentro di noi raggiunge il cielo.

Alcuni erano arrabbiati
Per come si abusava della terra
Da parte degli uomini che trasformavano la bellezza in forza
Così lottarono per proteggerla da loro
solo per essere confusi
dalla grandezza della furia nell’ora finale
Quando la sabbia spari ed arrivò il tempo
Nella spoglia alba solo pochi sopravvissero
E nel tentativo di capire questa cosa
Così semplice ed immensa
credettero che avrebbero vissuto dopo il diluvio.

Così, lasciate che la musica innalzi i vostri spiriti
Che le case tengano i vostri figli all’asciutto
Lasciate che il creato riveli i propri segreti a poco a poco
A poco a poco
Quando la luce che si è persa dentro di noi raggiunge il cielo.

 

Ettore Craca

Ettore Craca

"Nel suono, nella pagina, nel viaggio, nell'amore io sono. In ogni altro luogo e tempo non sono".