I Motorpsycho tornano a Torino, “It’s a love cult again”

Zuppe, funghi, polenta e suffumigi.

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Ottobre porta delizie culinarie in tavola, colori tenui attorno a me e nelle strade con quella nuance marrone color pastello calda ed avvolgente.
In casa sotto le spesse coperte di pura lana vergine, quanto sono rimasti dentro me i Fluxus si fa l’amore con più sinuose ed affusolate carezze colme di nuova sensualità agguantando con più foga e trasporto il proprio partner; stringersi nel caldo tepore è una mistica sensazione onirica estasiante.
Nella mia taverna Io comincio a preparare della bagna cauda con una treccia intera d’aglio e acciughe del Mar Baltico e solamente patate bollite d’accompagnamento alla Carlo Delle Piane per intenderci.
Al piano di sopra Bette Davis e Jean Harlow con vestaglia di macramè giocano a ramino e tresette con il morto, da sotto sento sbattere le carte e la competizione sovrasta l’aria.
Finito di preparare la piemontese prelibatezza salgo su a portare la pietanza a Bette e Jean e mi chiedo che fine ha fatto Baby Jane? allorchè mi accorgo che oggi è il dieci di ottobre e devo recarmi ad Hiroshima Mon Amour per la venuta dai fiordi norvegesi dei cazzutissimi Motorpsycho, io è dal 2003 che non li vedo in azione; l’emozione è forte e pulsante e il loro logo non me lo sono mai tatuato ma rimedierò.
Trafelato mi congedo da Bette e Jean imponendomi di risolvere al mio ritorno la questione Baby Jane.
Ci si scolpisce la Banana con immancabile Lacca Splendor, cappottino nero antracite e occhiale d’ordinanza.
Banana Car a paletta per le strade della Motorcity, e, con pantagruelica abilità parcheggio davanti all’ Hiroshima con testacoda e burnout.
Prima di tutto rifocillamento con panino con milanese, peperoni, crauti, cipolle, salsa bbq e friggitelli.
Con il pancino pieno ritiro il biglietto e si entra nel locale, il banchetto del merchandise è enorme, t-shirt in infiniti scatoloni, libri ed i dischi impilati ordinatamente in altri scatoloni verticali che sembrano scaffali, troppo avanti i i norrenici.motorpsycho
In derapata conquisto la prima fila al centro del palco dietro le transenne e giá vedo Paolo Pavan che mi saluta con il gimmie five in canottiera bianca a costine con legacci in vita ed in spalle pieno di macchine fotografiche e rullini pronto per documentare il portentoso evento.
Io mi spoglio del mio cappottino tiro su le maniche della camicia e piano piano comincia ad arrivare il famelico pubblico.
Il palco che ospiterà i quattro di Trondheim è zeppo di strumentazione, amplificatori, chitarre, batteria, mellotron, pedaliere enormi che son sistemate anche su flycase di fortuna vista la loro imponenza; sembra quasi di esser ospiti della loro sala prove, aspetto che aumenta la mia incontenibile eccitazione.
Opportunamente e sono da poco passate le ventuno le luci sfumano e già il vento dell’estremo nord invade Hiroshima Mon Amour e finalmente i quattro vichinghi arrivano ad invadere il palco e la bellissima Augusta Taurinorum.
Volumi a undici come gli Spinal Tap ed i norrenici già ci spettinano a dovere.
Alle pelli e tamburi Tomas Järmyr l’ultimo arrivato nella famiglia Motorpsycho ma già conosciuto da noi grazie alla militanza negli Zu si dipana in un drumming che tocca i confini della Via Lattea; Tomas suona le parti della sua batteria creando ogni tipo di ritmo e sound partorendo suoni ed atmosfere che abbracciano prog, jazz, stoner, protofunk, metal, hard rock e fusion con romantica artsy attitude, le sue piccole braccia si dipanano a percuotere tutti i tamburi a disposizione, e, vi assicuro sono tanti e con le gambe tra charleston e cassa Järmyr sembra avere più gambe e piedi di ogni esser umano visto i tempi che ne cesella e ci sfonda i padiglioni auricolari.motorpsycho
Intanto Reine Fiske biondo norvegese d.o.p. come un esperto amanuense infila nel possente muro sonoro la sua sensibilità ultra sviluppata, Fiske si divide fra chitarre consunte dalle quali estrae legnose ed oleate note ammaliatrici, in più lo si vede cimentarsi dietro un bellissimo mellotron bianco madreperla che apporta al sound della serata quell’impronta dannatamente sensuale e seventies che fa spuntare a tutti noi estasiati ed ammaliati i pantaloni a zampa d’elefante.
A completare il prodigioso quartetto il nucleo originario fondante dei Motorpsycho ovvero Bent Sæther e Hans Magnus Ryan; i due a mio avviso sempre bellissimi e gioiosamente capelloni danno voce alle interminabili canzoni, voci flebili che si trasformano in urla che toccano anche alte note granitiche; è dal 1989 ovvero trenta anni che questi due vichinghi ci portano con la loro musica in zone orgasmatroniche, quando Bent imbraccia il basso irrorandolo di effetti le spesse corde che a volte slappa ed a volte penna selvaggiamente creando wall of sound e groove che spappola cuore, stomaco e cervello con beltà assoluta, al contempo Magnus davanti ad un pedaliera infinita con le sue chitarre crea il substrato cosmico ed etereo con epocali mazzate nelle orecchie, i riff son Magnus come il suo nome con una quella grana grossa come il salame d’asino; momento fetish quando Bent e Magnus imbracciano entrambi le doppie chitarre dove Magnus avrà dodici e dodici corde, mentre Bent sei e quattro corde ed entrambi estrarranno dal cilindro un’epica suite da venti e passa minuti che porta ad un frenetico e necessario headbanging, con luci ipnotiche che fan chiudere gli occhi per farci immergere in un mantra cosmico che ricorda un perfetto mix tra Hawkind e Grateful Dead.
La scaletta proposta è composta da sedici brani, A.S.F.E. potente e selvaggia, Mountain mistica, California west coast oriented, Psychotzar e The Tower progressive in modo sfacciato, ma, in realtà per quanto mi riguarda si tratta di un’unico brano lunghissimo con ogni tipo di influenza musicale possibile, e, con spazio anche per un inteso e travolgente set acustico dove le corde di ferro delle chitarre in contrasto con il legno provocano una miscela sonora pregna di intimità da summer of love meets Woodstock.motorpsycho
Live davvero epico e ricco di musica di un’epoca indefinita, i Motorpsycho creando le condizioni per traghettarci in una dimensione unica in ogni loro live.
Questa volta in due ore e mezza ovvero centocinquanta minuti, le pareti nere di Hiroshima Mon Amour vengono imbrattate dai psichedelici fiordi di Trondheim e noi del pubblico percepiamo nelle nostre viscere ed io in particolare un’insolita pulsazione sanguigna che accresce battiti e pressione arteriosa.
Soddisfatto dei miei timpani distrutti, fischianti e maciullati ringrazio a mani giunte e pugni chiusi i Motorpsycho sperando presto in una nuova venuta nella mia amata Motorcity.
Mi infilo il cappottino e mi avvio all’uscita salutando gli amici ritrovati questa sera, l’aria comincia ad esser pungente all’avvicinarsi della notte, tiro su il bavero giacchè il viso con la barba fatta con maggiore cura è leggermente punzecchiato.
Mi avvio verso casa ancora estasiato per la memorabile serata e non ho voglia di dormire.
Passeggio a piedi per le vie più industrial nella cornice di Miraflowers e ad un tratto vedo un bar con luce fioca; entro per trovar un pò di tepore e per gustare Petrus del 1984, l’oste ha un’immensa teca piena del gustoso liquore.
Ne chiedo una pinta che arriva fulminea con porzione di Dixie mega, comincio a bere e siamo in pochi in questo bar; un anziano scribacchino, una giovane coppia di innamorati ed una donna che mi guarda incessantemente.motorpsycho
Incrocio il verde sguardo della femminea figura che mi invita al suo tavolino con gli angoli sbeccati, io ho già incrociato quello sguardo, quel riflesso nella cornea si si, il taglio dell’occhio, le ciglia che mi indicano la strada per entrare all’interno del suo cuore avviluppano il mio corpo ed entro nelle sue sinapsi, nel suo cervello magnifico quadri di Cèzanne e Margaret Keane son posti a pareti di raso rosso, il pavimento trasparente mostra Chinaski intento a declamare poesie d’amore; intanto io scendo vicino ad il cuore pulsante della donna dagli occhi verdi che mi ospita, il muscolo che pompa sangue vitale al corpo ha al suo interno Audrey Hepburn che danza irrorando plasma alle arterie, mi avvicino a lei seguendo la sua coreografia elegante, mi sorride io ricambio dolcemente e poi con un arabesque mi porge un piccolo scrigno di ametista, è bollente ma piacevole al tatto, Audrey si avvicina al mio orecchio e con una delicata e flebile voce mi sussurra una frase che mi accompagnerà per la vita intera.
Mi dice esattamente questo: mio caro, dono a te il simbolo e l’emblema del …
Ma questa è un’altra ed incredibile storia Ragassi e Ragasse.
Stay Tuned from more Rock n Roll.

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Daniele Rosa Cardinal

Daniele Rosa Cardinal

Banana : in azione sul dancefloor sotto la mirrorball,in prima fila nei live act,ovunque ci sia rock n roll vibrations e movida life girls i'm yours