JACKSON BROWNE: Stay

Massarini aveva lasciato un bel pezzo di cuore in California dove aveva vissuto qualche tempo (…e Finardi forse si riferiva a lui anche nel testo di Musica Ribelle, sicuramente in quello di Extraterrestre ).
La questione nucleare in quegli anni era quello che oggi è la questione migratoria.
Nel 79 al Madison Square Garden una buona fetta del rock a stelle e strisce aveva dedicato più serate al tema “No Nukes”.
Tra i promotori Jackson Browne, faccia d’angelo, che aveva segnato l’ultimo lustro dei 70 con le sue ballate malinconiche e i suoi testi intimisti in un’ America in gran parte ignara della rivoluzione punk.
La sua “Late for the Sky” usata da Scorsese in Taxi Driver aveva riassunto in due minuti il malessere di un paese alla deriva dopo la fine del conflitto in Vietnam e scioccato dal Watergate.
L’uomo in bianco attinse spesso alle immagini del film tratto da quelle serate (film che ovviamente era in Italia un oggetto praticamente sconosciuto).
Tra i frammenti ricordo che il finale del concerto con Springsteen e la e Street band lanciati in una Quarter to three senza fine mi diede una bella scoppola in testa e mi spinse ad acquistare la cassetta della raccolta “Rock Storia e Musica” che usciva in edicola dedicata all’uomo del New Jersey.
Allo stesso modo la corale Stay e la corsa inerte di Running on empty di Jackson Browne non mi lasciarono per nulla indifferente.
Per vivere il punk in diretta ero in ritardo (anche se il primo Ramones ce l’avevo) l’avrei approfondito poi.
A 15 anni anche il country rock californiano poteva essere novità.

Ettore Craca

"Nel suono, nella pagina, nel viaggio, nell'amore io sono. In ogni altro luogo e tempo non sono".