Nessuno tocchi i Greta Van Zeppelin

Inventare, copiare, rubare, prendere in prestito. La storia delle arti, da quelle figurative a quelle audiovisive, è da sempre stata storia della ricerca del plagio: facile che lo sia stata più o meno da quando quel peloso ominide preistorico si accorse che, sfregando una selce o un legno bruciato su di una parete rocciosa, questo lasciava un segno piuttosto evidente.
La storia della critica d’arte è piena zeppa di dispute tra coloro i quali ritengono che trarre ispirazione sia, o non sia, copiare e – per estensione – rubare: e tra le due posizioni, ritroviamo centinaia di sfumature d’opinione. Goethe, ad esempio, soleva dire che “Gli autori più originali dei nostri tempi non sono tali perché creano qualcosa di nuovo, ma solo perché sono capaci di dire cose del genere come se non fossero mai state dette prima”, sdoganando pertanto il concetto di plagio a favore di quello di rielaborazione. Senza pertanto scomodare il vecchio e conosciutissimo adagio picassiano del “L’artista mediocre copia, mentre il genio ruba”, esiste una linea netta tra plagio e rielaborazione poietica. E questa differenza viene incarnata adeguatamente negli attuali Greta Van Fleet dei fratelli Kiszka, giovani e promettentissimi rockers evidentemente ispirati dai divini Led Zeppelin.
Parecchi imputano a questi 4 talentuosi ragazzi di rimettere in musica le stesse sonorità e atmosfere della quaterna sacra Plant-Page-Jones-Bonham, quasi fosse un delitto una loro riedizione. E’ evidente come però non sia corretto parlare di copiatura, e nemmeno lontanamente di plagio: credo che pure Picasso darebbe ragione a questa confutazione. E per la verità basterebbe ascoltarli con attenzione, per rendere lapalissiana la loro rielaborazione delle sonorità zeppeliane, mescolate evidentemente a varie influenze contemporanee e postume, ripescate sapientemente nel folk, nella psichedelia, e nel blues. Tralasciando il fatto che alcuni dei loro più acerrimi detrattori italiani si beano della ‘musica’ e della novità palcoscenica dei (scusate se li nomino) Maneskin, urge ricordare che pure i Led Zeppelin vennero accusati di plagio per uno dei loro brani più consociuti (Stairway to heaven): ma chi mai oserebbe accusarli di non essere stati originali ai limiti della mitologia? “L’originalità consiste nel tornare alle origini.” Lo diceva Gaudì. Come dargli torto?

Stefano Carsen

Stefano Carsen

"Sentimentalmente legato al rock, nasco musicalmente e morirò solo dopo parecchi "encore". Dal prog rock all'alternative via grunge, ogni sfumatura è la mia".