“Intrecciar radici” Tosca, Giovanna e Massimo a Cuneo

No non esiste luogo dove quella voce non ti possa accompagnare. A scaldare gli improbabili 17 gradi dell’agosto cuneese ci pensa “Il suono della voce”, docufilm del viaggio a 7 note tra Tunisi, Algeri, Rio de Janeiro, Brasilia, San Paolo, Belo Horizonte, Parigi, Lisbona e Genova.
Al termine della proiezione, in compagnia di Giovanna Famulari al violoncello e Massimo De Lorenzi alla chitarra, ecco la voce farsi corpo: sul palco sale Titti Donati in arte Tosca. Un assaggio di canzoni, intervallate da un botta e risposta con il giornalista Mario Bosonetto, dal tour che la riporterà in Piemonte il 17 settembre a San Salvatore Monferrato e il 13 dicembre al Teatro Alfieri di Asti.
Si parte da Ahwak, brano del cantautore Mohammed Abdel Wahab che è per il Nord Africa qualcosa di molto simile alla nostra Il cielo in una stanza. Parole in una lingua sconosciuta ma è la musica la prima lingua di un popolo. Così sembra pensare anche Ivano Fossati che di Tosca in chiusura di pellicola dice: “Il suono della voce viene prima delle parole, viene prima della musica, viene prima della canzone. E’ una chiave per attraversare le frontiere. Se tu sei convincente non importa in quale lingua stai cantando, gli altri ti capiranno“. Infatti quelle parole “dimentico tutto il dolore poi torno a desiderarlo e le mie lacrime mi fanno ripensare a te, allora torno da te” sembrano arrivarti comunque, insieme a panorami di porti, di deserti e di un mondo, di una cultura a cui somigliamo forse più di quanto siamo disponibili a confessarci. Personalmente ci ho trovato echi di quel The Pipes of Pan at Joujouka prodotto da un Brian Jones che andava alla ricerca di suoni ancestrali, un disco affascinante quanto misconosciuto. La svolta mancata degli Stones che Jones avrebbe voluto portare in Marocco così come Harrison aveva fatto scoprire ai Beatles l’India.
Arriva poi il Brasile di João, il brano scritto da Cézar Mendez con le parole di Arnaldo Antunes per il compleanno di João Gilberto. Un vero e proprio regalo per gli 87 anni del padre della Bossa Nova, registrato da Tosca nel 2018 durante le riprese del film. “Come se la rotazione della terra fosse questa voce e questa chitarra” pur se cantata in portoghese arriva benissimo alle orecchie e al cuore del centinaio di fortunati spettatori oramai, seppur assolutamente ligi alle attuali stringenti normative di sicurezza, assiepati sotto il palco.tosca
Nonostante l’Arena Live Festival disponga degli ampi spazi attigui al Palazzetto di San Rocco Castagnaretta e i prezzi dei biglietti mantengano un livello abbastanza popolare, questo 4 agosto il grande pubblico non c’è stato. Ne ha giovato sicuramente l’intimità e l’aftershow: Tosca, Giovanna e Massimo sono rimasti a lungo a chiacchierare, fare foto e autografare dischi.
Giovanna Famulari poi è donna di grande umorismo e passione, il viaggio per il mondo a fianco di Tosca lo ha fatto prenotandosi dialisi ovunque. Durante i passaggi in ospedale ha avuto occasione di incontrare artisti con i quali condividere il palco serale e consegnarci una di quelle frasi che ascolti e subito te la immagini stampata su una maglietta: “Tante volte la malattia può essere un punto di incontro inaspettato e eccezionale”. Definirla musicista di talento è riduttivo (ma altrettanto si potrebbe scrivere del poeta delle sei corde Massimo De Lorenzi, insieme anche negli ensemble Bubbez Orchestra e Les Duplettes) ma il vero piacere sta nella conversazione, fidatevi è un investimento. Non è che si suona a caso con Vinicio Capossela, Mario Castelnuovo, Ron, Luca Barbarossa, Mimmo Locasciulli, Daniele Pozzovio fino al progetto di trio jazz al femminile con Elisabetta Serio e Carmen Falato.
Il live prosegue con Le troisieme artificier, a Sanremo 2007 si chiamava Il terzo fuochista e portava anche la firma di Massimo Venturiello (attore e compagno di vita di Tosca), lo smalto francese è opera di Enrico Greppi (Erriquez della Bandabardò)…tanto per ribadire come contaminazione e sincretismo siano davvero uno stile di vita. C’è il suo tocco anche nella successiva Serenade de paradis, una bella mescolata di langue d’oïl e romanesco ma soprattutto come le “radici finiscano per incontrare altre radici”. D’altra parte Morabeza, titolo dell’ultimo LP, è termine che esprime nostalgica appartenenza, riconoscersi reciprocamente è la naturale conseguenza.tosca
Ci ha messo forse un po’ di tempo ma la ragazza ha davvero avuto gran coraggio. La vittoria al Festival di Sanremo 24 anni fa le garantiva porti sicuri, Tosca ha scelto il mare aperto e al quinto gettone nel tritacarne nazional-popolare ha veramente vinto. Più che il riconoscimento dell’orchestra (e quello per la cover di Piazza Grande interpretata con la meravigliosa Sílvia Pérez Cruz), la vittoria è avere portato al grande pubblico una di quelle non così frequenti “canzoni destinate all’immortalità”: Ho amato tutto. E’ l’ultimo pezzo, un brivido collettivo e condiviso, freddo e caldo non hanno più senso tra parole e musica (opera di Pietro Cantarelli) qui c’è tutto.

Tre passi e dentro la finestra
Il cielo si fa muto
Resto lì a guardare
Io so cantare, so suonare, so reagire ad un addio
Ma stasera non mi riesce niente
Stasera se volesse Dio
Faccio pace coi tuoi occhi
Finalmente
Con te ho riscritto l’alfabeto
Di ogni parola stanca il significato
Perfettamente inutile cercare di fermare l’onda che
Ci annega e ci lascia senza fiato
Ed è una musica che va
In un istante è primavera
Che ritorna
E come un pesce che non può più respirare
Come un palazzo intero che sta per cadere
Tu sei l’unica messa a cui io sono andata
Un volo che è partito
Svanito in fondo al blu
E io adesso farei qualsiasi cosa
Per sfiorare le tue labbra
Per rivederti
Se è vero che il tempo ci rincorre
Oggi sono questa faccia
Questa carne e queste ossa
Le sento ancora addosso le tue mani che mi spostano più in là
Dove si vive solo di uno sguardo
È tardi, si spegne la candela
È sempre troppo tardi
Per chi non tornerà
E come un pesce che non può più respirare
Come un palazzo intero che sta per cadere
Tu sei l’unica messa a cui io sono andata
Un treno che è partito
Sparito in mezzo al blu
E io adesso farei qualsiasi cosa
Per averti fra le braccia
Per rivederti
Perché se manchi, tu manchi da morire
Perché amarsi è respirare i tuoi respiri
Stracciarsi via la pelle e volersela scambiare
È l’attimo fatale in cui mi sono arresa
Perché tu vieni con questo amore tra le mani
E come sempre nei tuoi occhi
La mia casa
Se tu mi chiedi in questa vita cosa ho fatto
Io ti rispondo ho amato
Ho amato tutto

Ho amato tutto (Official Video)

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