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Syd Barrett – 50 anni da “The Madcap Laughs”

“Bastano cento microgrammi di dietilammide di acido lisergico per permetterci di percepire il mondo in un modo profondamente diverso. Non più o meno vero: diverso.”
(“Che cos’è la scienza” – Carlo Rovelli)

Il primo album di Syd Barrett è forse la prima possibilità nella storia della musica, perlomeno conclamata, di avere accesso, tramite registrazioni musicali, allo stato di una mente malata.
Leader ed anima del primo album dei Pink Floyd “The Piper at the gates of dawn”, capolavoro della nascente cultura psichedelica, Barrett fu quasi subito dopo allontanato dalla sua stessa band per manifesti segnali di demenza provocati dall’abuso di droghe di vario tipo. Questa scelta segnò un evidente spartiacque per il suo ex gruppo che cambiò ben presto genere “classicheggiandosi” sempre di più e rinunciando alle meravigliose eccentricità del suo genio. Il rimpianto di averlo allontanato o forse “abbandonato” al suo destino tormenterà copiosamente i Pink Floyd che gli dedicheranno, quasi per sublimare questa loro colpa (?) in musica, molte delle loro tracce più famose, chiaramente riferite al compagno perso per strada. Il loro ultimo incontro risale al 1975, dopo 7 anni dall’addio al gruppo. Barrett si presentò nello studio dove Mason e compagni stavano registrando “Wish you were here” che contiene (guarda un po’!) “Shine on you crazy diamond” dedicato al diamante pazzo, genio e sregolatezza che gli stravolse la vita. Era irriconoscibile. Aveva solo 29 anni ma apparve ingrassato, abbruttito e invecchiato come non mai. Dopo uno shock iniziale gli altri pian piano lo riconobbero e gli fecero sentire la loro dedica in musica. barret
Syd però ne rimase ben poco impressionato, considerando quanto sentito banalmente vetusto, tremendamente superato. E dal suo punto di vista lo era certamente. Sembrerebbe che sempre più scienziati, dopo l’affrettato e forzato ostracismo degli anni ’70, stiano rivalutando l’uso dell’LSD come metodo per scoprire nuovi livelli di coscienza oppure, più concretamente, in ambiti terapeutici, di conoscere meglio il nostro cervello, alla stregua di come usiamo il microscopio per indagare meglio la realtà attorno a noi. Sembra che la pericolosità della sostanza in sé, in determinate condizioni sotto-controllo medico, possa addirittura essere considerata meno dannosa dell’utilizzo dell’alcool. Non era il caso di Barrett. Purtroppo, il mix di droghe al quale aveva sottoposto la sua mente gli è stato letale e subito dopo l’addio ai Pink Floyd (denominati in sua presenza ancora “The Pink Floyd”) ha iniziato a rintanarsi sempre più in una vita casalinga da recluso, assieme alla madre che lo assisteva giorno e notte e cercava di gestirne le pazzie. I risultati sono del tutto visibili nei due album che, forzatamente la casa discografica, che nonostante tutto si aspettava da lui un brillante futuro, era riuscita a estrapolare dalla sua attività mentale. Entrambi 50 anni fa. L’anniversario del primo di essi risale esattamente in questi giorni. Tutti e due gli LP sono basati su registrazioni di Barrett molto casalinghe, chitarra e voce, che hanno poi subito rispettosi arrangiamenti successivi da parte, in misura diversa, di tutti i componenti dei Floyd.
The Madcap Laughs è formato da 13 brani che hanno fatto storia. I suoi bozzetti lo-fi, a tratti non-sense, di songwriting stralunato e strampalato hanno creato un genere sino a quel momento inesistente e il loro autore si è incarnato nel tipico eroe “indie” perché racchiude tutti gli stilemi di cui si parla quando si parla di attitudine indie e low-profile (o meglio di come se n’è parlato sino a pochi anni fa), racchiudibili in una sola e unica parola: perdente. Il “loser” raccontato nel 1994 da Beck nel suo singolo d’esordio. Sconfitto dalla vita e dalla società, diverso, sbagliato, sfigato, depresso, deluso, alternativo alle mode, alternativo al modo di pensare comune, spesso incompatibile con la vita, ma, nel caso di Syd, perfettamente coerente con l’eternità, con l’eternità del suo lascito spirituale. Per chi crede che se anche il mondo possa considerare chi non vuole allinearsi un alieno si abbia sempre l’opportunità di trovare una voce diversa, fuori dagli steccati, qualcuno che possa parlare al proprio cuore.

 

 

Andrea Castelli

“All I want in life is a little bit of love to take the pain away, getting strong today, a giant step each day” (“Ladies and Gentlemen we’re floating in space” - Spiritualized)