Freaks of Hollywood

Bentornati. Oggi parliamo di uno dei film più controversi della storia del Cinema, “Freaks” diretto nel 1932 da Tod Browning. (Esiste un film realizzato nel 2018 con lo stesso titolo, ma senza alcun riferimento all’originale).
Prima di parlare del film, è necessario fare una breve digressione. “Freaks” appartiene ad una categoria di pellicole chiamate “Pre Code”. Il “Code” in questo caso è il “Motion picture production code” ovvero una serie di regole di censura introdotte nel 1934 dall’allora Presidente dell’associazione dei produttori cinematografici Americani Will Hays. Tali regole limitarono notevolmente la presenza di temi contrari alla morale Americana, quali nudismo, omosessualità, horror ed altri. Ne scaturisce quindi che un film come Freaks, che contiene temi e sequenze ad alto impatto emotivo non avrebbe potuto venire realizzato dopo il 1934, anche nella sua versione ampiamente censurata.

Il film è tratto da un racconto scritto nel 1922 da Tod Robbins, specialista del genere horror, intitolato “Spurs”. L’idea di realizzare un film dal racconto venne a Harry Earles, un attore nano che con le tre sorelle, anche loro affette da nanismo, formava il quartetto The Doll Family, che si esibiva con un certo successo in vari circhi Statunitensi. Earles discusse l’idea con Tod Browning, proponendosi per la parte del protagonista, un nano chiamato Hans e facente parte di una troupe di artisti da circo, ognuno con una particolare caratteristica fisica. Browning era a quel tempo un affermato regista in vari campi cinematografici, con un gran numero di pellicole di successo alle spalle quali “The road to Mandalay” (1926), “West of Zanzibar” (1928) e ovviamente il capolavoro con Bela LugosiDracula” (1931); fu proprio tale credibilità che convinse la Metro Goldwin Mayer ad affidare a Browning la realizzazione del film.
Per la non facile conversione del racconto in una sceneggiatura da film vennero selezionati alcuni dei nomi più famosi dell’epoca, quali Willis Goldbeck e Elliot Clawson. La trama del racconto (che narra la storia di un amore tra una trapezista e un nano) venne profondamente modificata, e dopo cinque mesi di lavoro intenso, si passò alla seconda fase della realizzazione del film, e sicuramente la più difficile: il casting.

Inizialmente l’intenzione di Browning era di utilizzare attori e attrici di notevole popolarità per l’epoca, quali Mirna Loy, Victor Mclaglen e Jean Harlow. Ma Irving Thalberg, il genio cinematografico e patron della MGM, suggerì invece di evitare di includere nomi di richiamo. Nella parte della protagonista Cleopatra venne quindi ingaggiata l’attrice di origine Russa Olga Baclanova, che all’epoca aveva recitato soltanto in un paio di pellicole. Per la parte del nano Hans venne confermato Harry Earles, e per la parte di Frieda venne selezionata la sorella di Harry, Daisy.  Il resto del cast costituì la sfida più difficile: ognuno affetto da una qualche forma di diversità, la MGM impiegò diversi mesi di ricerca in circhi e luna park per trovare gli elementi giusti: Peter Robinson nella parte dello scheletro umano, Olga Roderick (al secolo Jane Barnell) nella parte della donna barbuta, Frances O’Connor e Martha Morris (entrambe nate senza braccia, e con la particolare abilità di usare i piedi come le mani), le gemelle siamesi Daisy e Violet Hilton, le sorelle Snow (Elvira e Jenny Lee) entrambe affette da una grave forma di microcefalia, nella parte di Pip e Flip, e Prince Randian (noto negli ambienti dei circhi come L’uomo Serpente) affetto da una rarissima forma di tetra-amelia e totalmente privo degli arti. Anche tra le comparse vennero selezionati artisti privi di arti o affetti da varie forme di malattie degenerative.
Si dice che quando Browning presentò il resto del cast a Olga Baclanova (che non aveva alcuna forma di diversità) la avvertì del possibile impatto emotivo, ma lo shock le impedì di recitare per alcuni giorni. Ma con il passare del tempo e con il progredire delle riprese, il cast divenne come una unica famiglia, e ognuno imparò ad apprezzare le qualità individuali degli altri gradualmente dimenticando i pregiudizi sulla diversità. Ma mentre il cast dimostrò tale apertura mentale, non fu lo stesso per il resto dello staff di supporto, e dopo ripetute lagnanze con la produzione gli attori vennero relegati in un’area con alcune tende, e gli venne permesso di uscire soltanto per le riprese.

Il film venne completato nel Dicembre del 1931, e nel gennaio successivo venne proiettato in alcune sale per un pubblico selezionato a scopo dimostrativo, ma soprattutto per testare la reazione del pubblico. Purtroppo questa fu altamente negativa, con scene di panico nelle sale e fuga degli spettatori. La MGM decise quindi di tagliare la maggior parte delle scene più estreme, e dei 90 minuti originali ne rimasero meno di 50. Per riportare il film ad una durata di almeno un’ora vennero girate ed aggiunte scene dal tono romantico, una  lunga sequenza con un imbonitore ed una sfilata. A tutt’oggi la versione originale della pellicola non esiste più, ed è considerata perduta.
Il film fu un fallimento sia dal punto di vista dell’affluenza di pubblico che di critica, e realizzò una perdita di 164,000 dollari (una cifra di notevole entità per l’epoca). L’America bigotta e benpensante dell’epoca stava attraversando il periodo difficile della grande depressione, e non era certo favorevole al tema scabroso della diversità di certi individui. Solo a partire dalla fine degli anni Sessanta il film iniziò a venire rivalutato dalla critica per la sua unicità e per costituire un esempio di quella controcultura tanto in voga in quegli anni. Nel 1962 venne proiettato al festival del cinema di Venezia, e un paio di anni dopo venne proiettato per la prima volta nelle sale in Inghilterra, dove era bandito fin dal 1932. Nel 1994 Freaks entra nel gotha del cinema mondiale, con il riconoscimento ufficiale del National Film Registry Statunitense quale pietra miliare della cinematografia di tutti i tempi.
Freaks compirà novant’anni il prossimo anno, ma il tema trattato è più che mai attuale, ed è fuori di dubbio che il mondo ha ancora molto da imparare da un film dove la diversità è rappresentata quale deve essere: soltanto un pregiudizio mentale e non un fatto reale.

Marco Quaranta

Marco Quaranta

Marco Quaranta è nato a Torino, più di 20 e meno di 80 anni fa. 25 anni fa ha deciso che voleva vedere il mondo, e da allora ha vissuto dieci anni in Asia e quindici in Australia. Al momento vive a Melbourne. Marco é pazzo per la fantascienza, in tutte le sue forme. Gli piacciono anche il cinema, la musica e i giochi di ruolo.